Il naufragio del "Levante" a Porto Quau

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L'immagine ritrae lo scenario apocalittico che si trovarono davanti i soccorritori del naufragio del "Levante" a Portu Quau nel 1963.

Il "Levante" era una Motonave di 943 tonnellate di stazza, costruita nel 1930 a Berghen in Norvegia di proprietà della Compagnia di Armamento Sarda, partì da Genova il 17 gennaio 1963 con 12 persone a bordo, 267 capi bovini vivi, 400 sacchi di biossido di titanio, 40 tonnellate di tubi e 218 casse di cuscinetti a sfera.

 

Fece scalo a Tunisi e scaricati i bovini, riprese il mare il 21 gennaio con 70 tonnellate dirette a Marsiglia.

Costeggiando la Sardegna orientale in balia del mare con venti di tramontana fino a 120 km/h, fra il 23 e il 24 gennaio, il bastimento probabilmente cercando un riparo, si schiantò nell'insenatura di Portu Quau, nei pressi di Capo di Monte Santo. 

Portu Quau è chiamato anche Cala Tramontana proprio perchè la sua massima esposizione è a nord, cioè ai venti di tramontana pertanto la scelta di trovare rifugio in quel punto è stata doppiamente sventurata.

Del naufragio si seppe soltanto il giorno dopo su segnalazione di un pastore, Giovanni Cabras, ventenne di Baunei. 

Il 26 gennaio partirono le ricerche anche tramite 2 elicotteri dei carabinieri e del Centro Aereo di Soccorso, ma i primi ad avvistare il mercantile affondato, sono stati i fratelli Giovanni e Luigi Aversano a bordo del motopeschereccio "San Giovanni" scorgendo l'albero di maestra che spiccava a pochi metri dalle pareti.

Nessun superstite, due salme furono ritrovate fra il fasciame all'interno del fiordo, altre tre vennero restituite dal mare successivamente, quattro vennero riconosciute il quinto no e venne seppellito a Tortolì.

Il relitto ormai si presenta sparso e confuso con il carico, quel che resta dello scafo è insabbiato, sono riconoscibili soltanto il motore, cime, tubi e la cremagliera del timone.

E' possibile vedere ciò che ne rimane ad una profondita 10-12 metri.

I resti del mercantile che il mare ha rifiutato, sono stati riutilizzati nei modi più disparati dai pastori di Baunei. Acuni degli esempi più tangibili si possono apprezzare in una grotta impiegata come ovile, nei pressi di Portu Quau, posta sulla riva sinistra di Bacu Maòre, denominata Prettos de Rutta nella quale ancora oggi è possibile vedere che la "pavimentazione" altro non è che il fasciame della nave.

Altri resti sono visibili nel Cuile Tenadili, in quello di Fenos trainos e quello di Runcu 'e Tumbulu. 

 

Di seguito si può scaricare l'articolo de La Stampa datato 27/01/1963 che racconta quelle tristi giornate

 

 

Letto 13106 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Maggio 2015 19:27

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