Il sistema insediativo dell'Ogliastra 2/2 In evidenza

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La struttura dei villaggi

Il sistema insediativo dell’Ogliastra, da monte a valle, realizza una sintesi esemplare delle differenti soluzioni che propone il villaggio nelle differenti condizioni territoriali, sociali, istituzionali, in rapporto alle diverse opportunità del sito. Così come fa notare Antonello Sanna, in questo senso, centri come Villagrande e Arzana propongono una dislocazione territoriale che è il risultato della mediazione tra due fattori, il controllo dello spazio pastorale e l’esigenza di intercettare l’acqua sulla quota delle risorgive. La posizione “a mezza costa” che ne consegue è quindi legata ad una marcata acclività dell’abitato, che accomuna diversi centri dell’Ogliastra montana. L’elemento dell’edificazione del pendio condiziona sostanzialmente tutte le modalità di costruzione del villaggio nello spazio della montagna, ma ha implicazioni assai differenti in rapporto ad altre variabili dell’insediamento. Lo schema strutturale del villaggio di montagna, nei centri a quote più elevate, appare ancora sostanzialmente disperso o comunque policentrico, espressione urbana di un rapporto ancora irrisolto tra la forza centripeta della comunità e la tendenza centrifuga dei gruppi familiari. Arzana e Villagrande appaiono come la materializzazione spaziale della refrattarietà dei clan parentali ad una solidarietà urbana più stretta: cosicché il sistema urbano, anziché per strade e piazze, sembra organizzato per “vicinati”. Solo le rare strutture religiose sembrano capaci di addensare un po’ la frammentazione tendenziale di questi aggregati insediativi, le cui case tuttavia, man mano che aumenta la distanza dalle chiese si organizzano per giaciture e “cluster” autosufficienti, magari attorno ad una fontana o a un pozzo. Probabilmente, non si sottraggono a questa regola della dispersione originaria neppure le strutture con un più alto grado di compattezza e di unitarietà: basta vedere come la stessa Lanusei, capoluogo dell’area storica, insieme ad una struttura forte del nucleo “direzionale” conservi anche diversi nuclei separati, diffusi oltre il margine del paese nel paesaggio degli orti urbani che permea il villaggio e i suoi margini. Significativo è in questo senso il fatto che si ritrova nella mappa catastale storica il toponimo di “mesu bidda” (il cuore del paese) in corrispondenza con il più periferico di questi nuclei, Barigau.

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Fig. 01 – Lanusei. Mappa catastale di primo impianto geometrico (inizi del ‘900).

Altro paradigma di questo tipo di struttura dei villaggi è Baunei, collocato sulla quota delle sorgenti sotto il piede del bastione calcareo che lo sovrasta ad est. Baunei viene descritto dall’Angius in termini di estrema arretratezza: “…abitazioni…così meschine, da doversi più giustamente dir tuguri e tane, che case; le strade, oltrechè furono mal tirate, e con tanti moltiplicati torcimenti quanti ne cagiona la disordinata collocazione e riunione delle case in isole, sono scoscese e sassose…”. Se prescindiamo dalla descrizione colorita del viaggiatore illuminista, critico rispetto ai costumi del mondo pastorale, abbiamo una restituzione fedele del villaggio della montagna ogliastrina. La gerarchia urbana è estremamente semplice: un percorso matrice di controcrinale, a mezza costa, rafforzato dalla ristrutturazione ottocentesca come strada nazionale, presidiato a nord da un unico polo religioso rilevante. Il villaggio si struttura parallelamente al percorso, lungo le curve di livello, e si addensa attorno alle chiese; le parti periferiche sono costituite da un insieme di vicinati articolati in modo apparentemente casuale, serviti da percorsi minimali, sviluppati in modo da affrontare il pendio ed il ruscellamento delle acque. Eppure, rispetto ad Arzana, Baunei dà luogo innegabilmente ad una organizzazione urbana più ordinata e compatta, probabilmente anche grazie ad una morfologia del sito più cogente.

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Fig. 02 – Baunei. Le invarianti della struttura urbana: allineamenti dei corpi di fabbrica lungo le curve di livello ed edificazione secondo cellule elementari a filo strada o talvolta aggregate attorno ad uno spazio comune.

All’estremo opposto si collocano centri come Jerzu o Gairo vecchia, dove il nucleo urbano realizza la massima densità, con le cellule disposte su linee coese e compatte a formare i terrazzamenti artificiali necessari a controllare e rendere abitabile il pendio della mezza costa scoscesa. Le cellule accostate in profondità attraversano gli stretti isolati, e sono per lo più sviluppate in case alte su sistemi edilizi privi di smagliature. Sia Gairo (vecchia) sia Jerzu, collocati su pendii abbastanza ripidi, incisi da corsi d’acqua che alimentano le fontane e i preziosi orti periurbani, appaiono anche nelle carte dei primi del ‘900 divisi in due nuclei distinti, solcati dai compluvi dai quali l’edificato si teneva ben alla larga. Tuttavia, la strada nazionale che ha ristrutturato il percorso matrice di Jerzu attraversa il nucleo centrale del paese assegnandogli come sempre un carattere più urbano; a Gairo la strada provinciale passa invece tangenzialmente, senza incidere il nucleo centrale.

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Fig. 03 – Jerzu. Le invarianti della struttura urbana storica: edificazione di case alte su filo strada su tutta la superficie del lotto con semplice o doppio affaccio su strada.

Questo schema più riconoscibilmente urbano ingloba senza quasi scarti anche i contenuti sventramenti – forse è meglio dire ampliamenti e rettilineamenti degli originari percorsi matrice – che i percorsi di ristrutturazione ottocenteschi introducono nella maglia viaria di ridottissima sezione che caratterizza tutti i centri dell’Ogliastra; anzi, sulle nuove strade, più dritte ed ampie, trovano posto i nuovi affacci decorosi e urbani dei palazzi della nascente borghesia rurale. In questo senso, l’espressione massima della razionalizzazione “moderna” che unisce la ristrutturazione urbanistica e infrastrutturale delle nuove strade all’innovazione metodologica e linguistica del razionalismo neoclassico si realizza a Lanusei. Qua, un impianto urbano ottocentesco, che concentra le funzioni pubbliche più rappresentative, con i nuovi complessi conventuali ed i nuovi uffici pubblici del capoluogo di provincia e mandamento si struttura come fondale di un nuovo percorso urbano assiale, ai cui lati si collocano i palazzetti della scuola neoclassica di Gaetano Cima che danno un deciso “tono cittadino” – vagamente metafisico – ad un centro che pure è immerso in un contesto montano di grande forza ambientale.

Del tutto differente è invece l’insediamento delle piane costiere. A Barisardo, una grande parrocchiale settecentesca forma con le altre due chiese del villaggio una triangolazione che pare corrispondere alla presenza originaria di altrettanti nuclei abitati autonomi. Le chiese scelgono come sempre il “luogo alto” di un piccolo ma significativo rilievo; verso il compluvio principale, che raduna il paese e lo proietta in direzione del mare, si sviluppano i tessuti delle case a corte, il tipo edilizio che meglio interpreta la base socio-economica di tipo contadino del centro e meglio si adatta al sito di pianura. Anche in questo caso, la mappa catastale permette di leggere un sistema abitato a bassa densità – “…case sparse in non piccola superficie...; così l’Angius descrive il centro di Barisardo – che viene energicamente reinterpretato e riunificato dalla ristrutturazione dei percorsi principali, verso Tortolì e Lanusei, su cui ancora una volta si comincia ad allineare qualche nuovo palazzetto della borghesia rurale locale. Questa nuova urbanità si manifesta ancora più chiaramente a Tortolì, che contenderà sempre più a Lanusei il ruolo forte rispetto all’area vasta.

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Fig. 04 – Barisardo. Le invarianti della struttura urbana storica: edificazione secondo la tipologia della casa a corte, con corpo di fabbrica ad uno o due piani allineato sul filo strada o su fondo lotto.

Attraversando il crinale verso ovest, le Barbagie presentano quadri insediativi per gran parte non dissimili, ma su una scala sicuramente più ampia. A sud, le valli fortemente incise del Flumendosa e del Flumineddu ospitano su pendii ripidi i centri della Barbagia di Seulo. Nel villaggio di Seui è perfettamente evidente e regolare l’andamento dei sistemi di cellule edilizie come sostruzioni ridossate al pendio, con lo sviluppo delle abitazioni nel senso della profondità degli isolati, perimetrati dai percorsi in quota e dalle rampe trasversali sulle linee di pendio. In questo centro, i fattori di sviluppo della seconda metà dell’800, primi fra tutti la ferrovia e l’attività mineraria, hanno dato un impulso definitivo ad una tendenza già riscontrata dall’Angius molti decenni prima, per cui Seui costituisce il nuovo centro di riferimento della Barbagia meridionale e che all’inizio del ‘900 è ancora in piena espansione. I due poli religiosi situati lungo il percorso matrice di controcrinale strutturano l’insediamento anche a seguito del sensibile pendio del sito che costringe Seui a crescere linearmente lungo la linea di quota che coincide con l’asse della nuova strada provinciale, sulla quale i palazzi si allineano producendo il consueto effetto urbano. Una foto dei primi del ‘900 mostra la coesistenza di questa nuova architettura di forte decoro urbano con la storica edilizia a cellule elementari della Barbagia.

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Fig. 05 – Seui. Via Lamarmora, oggi via Roma, nel 1904. I palazzetto ottocenteschi sorgono lungo il percorso di ristrutturazione rappresentato dalla strada provinciale.

Per maggiori approfondimenti si vedano:

A. Sanna, La struttura dei villaggi. Morfologia urbana e tipologia edilizia, in A. Sanna, F. Cuboni, I Manuali del recupero dei Centri storici della Sardegna – vol. II.1 - Architetture in Pietra delle Barbagie, dell’Ogliastra, del Nuorese e delle Baronie, DEI, Roma 2008.

V. Angius, in G. Casalis, Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Voci Baunei, Barì, Maspero Librajo, Cassone Marzonati Vercellotti Tipografi, Torino, 1833-1856.

Letto 2229 volte Ultima modifica il Domenica, 01 Novembre 2015 20:46