Su’ dottore

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di Susanna Ferreli

 

Nonna Maria aveva novant'anni quando è morta e oggi, a distanza di quasi vent'anni, apro il cassetto della sua vecchia credenza della sua vecchia casa. Vi sono poche cose, ma così essenziali ... come questa sua foto nella quale lei ha l'espressione seria e compita che l'ha accompagnata da che ho ricordi di lei.

Il ricordo che mi torna alla memoria, non so bene perché, riguarda i racconti su suo padre. Ne parlava spesso e, un giorno, mi raccontò di quanto avesse avuto paura che lui morisse e di come un barbiere gli salvò la vita.

<<Sento delle urla: 'Su dottore, su dottore!', grida mia madre. Vengo svegliata di soprassalto da queste urla; non capisco e non riesco a muovermi. Seguono altre urla concitate e la casa si anima a giorno, nonostante sia notte, non so, forse le dieci. Mi alzo e, quando le mie sorelle maggiori mi vedono, mi intimano di tornare a dormire. Non posso e vedo che si dirigono verso la stanza dei miei genitori. Di nascosto faccio capolino sull'uscio e vedo mio padre pallido, che suda e non parla perché fa fatica a respirare ... non c'è, in casa nostra, come probabilmente in molte altre, l'abitudine a chiedere cosa stia accadendo, per cui cerco di trovare un modo per accertarmi della situazione senza che nessuno si accorga che ci sono. Mi tremano le gambe, ho paura perché comunque ho capito che mio padre sta male, l'ho visto in faccia e sento ancora il suo respiro stentato. Apro la porta dello stanzino e mi nascondo lì dove nessuno entrerà in questa circostanza e da dove posso sentire cosa succede perché è attiguo alla stanza dove mio padre giace sul letto.

Dopo un tempo che non so definire, arriva un signore, sento la sua voce e la riconosco: è quella del barbiere del paese! Ma cosa ci fa il barbiere se mio padre sta male? Deve fargli la barba prima che muoia? Sono piccola, come dicono spesso in famiglia, e non posso capire. Invece voglio capire. Mi attacco con l'orecchio alla parete, più forte che posso, per sentire il più possibile.

Mia madre piange e lo implora di guarirlo, continuando a chiamarlo "su' dottore". Le gambe non mi tremano più, anzi, non lo so, perché voglio ascoltare e sapere. Per ora so che mio padre sta male, l'ho visto e l'ho capito. Mi ricordo che da un po' di tempo è sempre stanco e una volta l'ho sentito parlare con mia madre e le diceva che il dolore era molto forte e non sarebbe andato in campagna la mattina dopo. Se mio padre non lavora, è una faccenda molto grave.

Resto attaccata alla parete, non sento neanche dolore all'orecchio talmente sono concentrata su ciò che dicono e a cui non mi è concesso prendere parte perché sono piccola. Su' dottore – barbiere dice che userà una benda e la piegherà a forma di quadrato; gli servirà un vaso che contenga il sangue che uscirà dopo aver praticato il taglio. Sento un brivido alla parola "sangue"...

"La luce di questo lume non mi basta, portatene un altro" – chiede il barbiere.

E qualcuna, forse la mia sorella maggiore corre per le scale per riscendere subito dopo, sicuramente con un altro lume, anche se non posso vedere.

Ora su' dottore vuole un liquido "spiritoso" ... Sorrido fra me e me. Che vuol dire liquido spiritoso? Quando mia madre gli chiede se possa andare bene l'aceto e lui acconsente, non sorrido più. So che viene usato per fare addormentare le persone; me lo ha detto una volta mia nonna mentre mi raccontava di un tale che aveva una malattia ai polmoni e lo avevano operato. Ora ricordo ... anche nonna mi ha parlato del barbiere. Allora il barbiere è anche un dottore! E mio padre è gravemente malato. Questi pensieri scorrono nella mia mente mentre continuo a stare attaccata alla parete dello stanzino nel quale mi sono nascosta.

Sento la mamma che fa un sacco di domande al barbiere in tono disperato e lui, forse per calmarla, le spiega tutto ciò che farà: mio padre è quasi privo di forze, ma starà in piedi in modo da perdere i sensi più velocemente di quanto accadrebbe se stesse sdraiato sul letto. Dice che ha un'ernia "incarcerata", cioè intrappolata nella pancia e nell'intestino. Riesco a sentire a malapena e metto insieme queste informazioni. Ecco perché l'altra notte l'ho sentito vomitare!

Su' dottore continua a parlare e immagino che lo faccia mentre si occupa di mio padre perché lentamente mia madre si tranquillizza e me ne accorgo dal fatto che parla poco e io la sento a malapena.

Non sento per niente i lamenti di mio padre, credo sia svenuto. Il barbiere dice che il taglio sulla pancia lo ha fatto per far uscire rapidamente il sangue e far addormentare babbo. Ha usato per questo una lancetta con la lama larga, dopo aver chiesto di alzare la veste a mio padre, di avvicinargli il vaso e le bende.

Per un po' non sento più niente. Silenzio. Ma già il fatto che nessuno urli o pianga, mi rincuora. Dopo un tempo che non so definire, sento nuovamente la voce de su' dottore che chiede di aiutarlo a girare mio padre sul dorso e di portargli acqua fresca per spruzzargliela sul viso. Chiede di dargli l'aceto che gli hanno portato subito dopo il suo arrivo. Tutte si muovono freneticamente, ne sento i passi. Poi di nuovo cala il silenzio, fino a quando inizio a udire dei lamenti flebili, ma in essi vi riconosco mio padre ...

D'istinto, lascio lo stanzino e corro nella sua stanza. Tutti mi guardano ma non mi mandano via. Mio padre è sul letto, respira affannosamente ed è pallido, suda e trema. Non dico una parola, ma il barbiere – su' dottore mi dice che lo ha operato. Dico che si vede perché c'è molto sangue nella stanza e chiedo se mio padre guarirà.

Il barbiere mi risponde che è già guarito, ma che lo visiterà il dottore fra qualche ora.

Sono un attimo confusa, ma poi ho chiaro che per me lui è il dottore, su' dottore.

Era il 1916 e io avevo dieci anni. Mio padre ne aveva trentotto e lavorava in campagna dall'alba al tramonto. Nella mia casa c'era tutto quel che serviva per mangiare bene e anche di più, perché babbo vendeva ciò che raccoglieva in campagna. Lui era un contadino e tutti lo sapevano. Io invece non sapevo che il barbiere facesse anche il medico. Anni dopo ho saputo che su' dottore estraeva anche i denti e che era una sorta di assistente del dottore "fisico", cioè quello vero. Per me era importante che avesse salvato la vita di mio padre dall'ernia "incarcerata", come la chiamò lui. Era dunque un dottore vero>>.

Più tardi, ho saputo che il barbiere – su' dottore era il flebotomo.

Letto 1370 volte Ultima modifica il Domenica, 07 Dicembre 2014 18:56