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 La catastrofe insediativa del XIV secolo

Le vicende moderne della regione ogliastrina ci sono abbastanza note, mentre di più difficile indagine risulta la storia passata man mano che ci inoltriamo verso i tempi più remoti, in quanto la documentazione scritta si fa più esigua e bisogna ricorrere a notizie più generiche che interessano fenomeni e avvenimenti che riguardano in generale l’intera Sardegna.
Sappiamo per certo che tra il XIV e il XV secolo la Sardegna visse una catastrofe insediativa che portò alla decimazione della popolazione e alla drastica riduzione dei villaggi. “Lo spopolamento della Sardegna tra il XIV e XV secolo (805 villaggi e 30.670 fuochi negli anni 1316-24, 353 villaggi e 20.400 fuochi nel 1485, secondo John Day 1) presenta caratteri di specifica radicalità rispetto ad altri territori dell’ambito mediterraneo.”2 Non sempre la scomparsa di un villaggio era conseguente alla scomparsa della sua comunità insediata. Talvolta il sistema insediativo locale subiva una riorganizzazione che portava al trasferimento delle popolazioni dei centri più vulnerabili in quelli più dinamici del circondario che acquisivano il controllo sui territori dei villaggi abbandonati.
“La catastrofe insediativa del XIV e XV secolo favorisce ovunque in Sardegna una ridefinizione degli assetti civili e istituzionali… Nelle zone più interne e montane le perdite dei villaggi tra il 1320-24 e il 1485 sono meno pronunciate che nel resto dell’Isola: il 10% nel Goceano, il 16% nelle Barbagie, il 32% nel Nuorese, quando la media regionale è del 56%. L’Ogliastra esce persino indenne dalla crisi insediativa dando prova di “immunità quasi perfetta al fenomeno dell’abbandono”3.

I capitoli di grazia

Successivamente a questa fase storica, la fonte documentale più importante è rappresentata dai Capitoli di Grazia che danno testimonianza “dei rapporti fra feudatari e comunità infeudate. Essi fissano ogni volta l’equilibrio faticosamente raggiunto tra le rispettive pretese e per tale motivo vengono conservate gelosamente per servirsene all’occasione di propria difesa o contro la parte avversa.
I “capitoli” dell’Ogliastra sono persino dati alle stampe nel 1738, in occasione di una nuova tensione contrattuale con il feudatario, e il fatto appare ancora più significativo alla luce della recente erezione dell’antico “giudicato” in provincia, con motivazioni che non trascurano il deposito di memoria e di identità depositato nella sua tradizione pattista.”4 5
Sappiamo che l’Ogliastra “nel 1358 è infeudatata dagli Aragonesi a Don Berengario Carroz che fu fatto Conte di Quirra nel 1363”6 e che faceva parte “dello “stato” di Quirra, che nel 1485 si estende, oltre che su numerosi villaggi del Campidano di Cagliari (entro i confini degli attuali comuni di Assemini, Sestu, Selargius, Settimo, Sinnai, Maracalagonis) raccolti nella Baronia di San Michele, sulle antiche curatorie di Ogliastra (più Oliena), Sarrabus (più Burcei, Castiadas e Villasimius), Nora, Bonorzuli, o Monreale, Parte Montis, Parte Usellus, Marmilla inferiore: in totale una ottantina di villaggi popolati.”7

07.01 stati feudali

Fig. 01 – La carta degli Stati feudali: si osserva come lo stato feudale di Quirra fosse il più esteso.

Questa organizzazione amministrativa rimane invariata per diversi secoli e anche “Lungo il Settecento la carta feudale dell’Isola non subisce modificazioni rilevanti per quanto concerne le appartenenze territoriali. La monarchia dell’Austria, nel suo breve dominio all’inizio del secolo, e la casa Savoia non innovano alcunché sotto il profilo giurisdizionale…”8

Il periodo sabaudo

Il riformismo sabaudo fa sentire il suo peso anche dal punto di vista della organizzazione amministrativa solo a partire dall’Ottocento. “Ancor prima dell’abolizione delle giurisdizioni feudali, disposta nel 1836, il governo piemontese opera una prima uniformazione e razionalizzazione dell’amministrazione finanziaria e giudiziaria con il Regio Editto del 4 maggio 1807 che istituisce quindici prefetture (Cagliari, Iglesias, Villacidro, Oristano, Sorgono, Laconi, Mandas, Tortolì, Nuoro, Tempio, Ozieri, Bono, Sassari, Alghero, Bosa), articolate in distretti. Al prefetto sono attribuite funzioni molto ampie, militari e giudiziarie, economiche e fiscali, che si sovrappongono alla maglia delle giurisdizioni feudali. Il processo di affermazione dei poteri dello Stato si compie con altri successivi interventi legislativi di riduzione del numero delle prefetture (nel 1821 le province sono dieci: Cagliari, Iglesias, Busachi, Isili, Lanusei, Nuoro, Ozieri, Sassari, Alghero, Cuglieri; nel 1831 è aggiunta quella di Tempio) e di separazione delle cariche di prefetto e di intendente (1825).

Una ulteriore e più incidente organizzazione del sistema giudiziario si ha dopo la cancellazione delle giurisdizioni feudali (1836), prima con l’abolizione delle prefetture e la creazione di sei tribunali di prefettura (Cagliari, Oristano, Isili, Lanusei, Nuoro, Tempio), più la Governazione di Sassari temporaneamente conservata, e quindi con l’istituzione mediante il Regio Decreto del 12 aprile 1848 del Magistrato d’Appello articolato nelle classi di Cagliari (tribunali di prima cognizione di Cagliari, Oristano, Lanusei e Nuoro) e di Sassari (tribunali di Sassari e Tempio).
La nuova ripartizione amministrativa della Sardegna è invece imperniata su tre Divisioni (Cagliari, Sassari e Nuoro), articolata in undici intendenze provinciali. La Divisione di Nuoro è però soppressa nel 1859, e sarà ricostituita (come provincia) soltanto nel 1927.”9
Dal punto di vista amministrativo la provincia di Lanusei era una vasta regione “che si estende per le pendici e le falde orientali dei monti della Barbagia, e quindi per la prossima superficie orientale dei monti di Parte-Jola e di Setti Fradis”10. La provincia era suddivisa in 3 dipartimenti dell’antico regno di Plumino o di Cagliari: Agugliastra, Cirra, e Sarrabus. I centri abitati medioevali presenti nel dipartimento dell’Ogliastra di cui si ha testimonianza sono quelli indicati di seguito.

07.02 Popolazione Ogliastra

Fig. 02 – I centri abitati medioevali presenti nel dipartimento dell’Ogliastra.

Di questi centri Osòno e Èrtili sono già scomparsi a metà Seicento, mentre Manurri riesce a resistere fino al 1776.

07.03 provincie

Fig. 03 – Organizzazione amministrativa della Sardegna al 183111.

I dati relativi alla popolazione del diciassettesimo secolo, tratti dalle liste di focaggio formate nei parlamenti tenutesi negli anni 1654, 1678, 1688, 1698 relativamente all’Ogliastra, sono riportati dall’Angius così come indicati in tabella.

07.04 Tab1

Fig. 04 – Composizione della popolazione dell’Ogliastra tratta dalle liste del focatico degli anni 1654, 1678, 1688, 1698. I dati degli abitanti per gli anni 1654, 1678, 1688 sono stimati dal sottoscitto a partire dal numero di fuochi (gruppi familiari) ipotizzando che il rapporto fra abitanti e fuochi per ciascun comune rimanga immutato negli anni e quindi possa essere posto uguale a quello del 1698 che si può calcolare in quanto è noto anche il numero degli abitanti.

Dopo l’ultimo censimento fattosi nel parlamento nazionale del 1698 è caduto Manurri, e può dirsi caduto anche Ardali, perché i pochi abitanti che vi stanziano per l’agricoltura appartengono al comune di Baunei.
Relativamente al 1840 la popolazione della Provincia di Lanusei secondo l’Angius era composta come in tabella.

07.05 Tab4

Fig. 05 – Popolazione della Provincia di Lanusei al 1840.

Sempre al 1840 l’Angius fornisce l’occupazione della popolazione di ciascun comune distinguendo le professioni in agricoltori, pastori, meccanici, tessitrici, negozianti, notai e preti; dove per meccanici erano intesi “legnajuoli, muratori, conciatori, scarpai e fornaciai di calcina”.

07.06 Tab5

Fig. 06 – Occupazione della popolazione al 1840.

Riguardo all’amministrazione della giustizia, con l’editto del 27 luglio 1838 fu stabilito un tribunale collegiale composto di un prefetto, tre assessori, un avvocato e un procuratore fiscale coi rispettivi sostituti, un avvocato dei poveri col suo procuratore ed un segretario. Dipendono da questa prefettura quattro mandamenti: Lanusei, Tortolì, Jerzu e Muravera. Mentre dal punto di vista economico il R. Editto del 27 dicembre 1821 divideva la provincia in quattro distretti: Lanusei, Barì, Triei, Villapuzzo.

07.07 Piloni Tav 110

Fig. 07 – Quattro cartine riproducono le quattro suddivisioni dell’Isola al 1851 e più precisamente quella Giudiziaria (1), quella amministrativa (2), quella ecclesiastica (3) e quella militare (4); una quinta riassume le varie circoscrizioni con i loro relativi confini che s’intersecano l’un l’altra. Nella sesta è invece segnata la “circoscrizione unica proposta” da Alberto Lamarmora che comprende 8 tribunali, 8 provincie, 8 diocesi e 8 comandi militari.

Per maggiori approfondimenti si veda:

V. Angius, in G. Casalis, Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Maspero, Torino 1833.
V.M. Cannas (a cura di), Capitoli di Grazia del Giudicato dell’Ogliastra – STUDI OGLIASTRINI IV –, Edizioni della Torre, Cagliari 1997.
F. Cocco, Dati relativi alla storia dei paesi della diocesi d’Ogliastra – Vol. III, Litotipografia TEA, Cagliari 1989, voci relative ai centri dell’Ogliastra.
F. Cuboni, G. Izzo, Piano particolareggiato del centro storico di Triei, Tesi di Master di II livello in “Recupero e riqualificazione del patrimonio architettonico storico rurale” – Università degli Studi di Cagliari, a.a. 2006-07.
G. Day, Uomini e terre nella Sardegna coloniale, (XII-XVIII secolo), Celid, Torino, 1987.
G.G. Ortu, Il Villaggio, in G.G. Ortu, A. Sanna, I manuali del recupero dei centri storici della Sardegna Vol. 0.1 – ATLANTE DELLE CULTURE COSTRUTTIVE DELLA SARDEGNA: le geografie dell’abitare, DEI, Roma 2009, pagg. 5-6.
L. Piloni, Carte Geografiche della Sardegna, Editrice Sarda Fossatario, Cagliari 1974.

Note

1) G. Day, Uomini e terre nella Sardegna coloniale, (XII-XVIII secolo), Celid, Torino, 1987.
2) G.G. Ortu, Il Villaggio, in G.G. Ortu, A. Sanna, I manuali del recupero dei centri storici della Sardegna Vol. 0.1 – ATLANTE DELLE CULTURE COSTRUTTIVE DELLA SARDEGNA: le geografie dell’abitare, DEI, Roma 2009, pagg. 5-6.
3) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 8.
4) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 14.
5) Si veda a tal proposito: V.M. Cannas (a cura di), Capitoli di Grazia del Giudicato dell’Ogliastra – STUDI OGLIASTRINI IV –, Edizioni della Torre, Cagliari 1997.
6) F. Cocco, Dati relativi… – Vol. III, op. cit., pag. 147.
7) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 33.
8) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 36.
9) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 37.
10) V. Angius, in G. Casalis, Dizionario…, op. cit., voce Provincia di Lanusei.
11) ibid.

 

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La ristrutturazione urbanistica Ottocentesca

Nel corso dell’800, la struttura capillare e minimale dei percorsi interni ai centri viene sistematicamente a confrontarsi con gli sventramenti dovuti all’apertura delle strade nazionali e provinciali. Benché la ristrutturazione sia in effetti generalmente circoscritta ai margini del percorso principale, gli effetti di questi interventi costituiranno uno dei primi fattori di innovazione nel corpo del villaggio storico. Sui margini delle “grandi” strade di attraversamento dei centri, nuove, ampie e regolari in modo inusuale rispetto alle condizioni storiche di quei tessuti, si ricostituiranno spesso tipi edilizi più “decorosi e civili”, in analogia con quanto del resto accadeva in tutta la Sardegna, sotto forma di palazzi – palathus. Si tratterà di una doppia innovazione, tipologica e linguistica, in quanto i nuovi edifici esprimeranno un approccio razionale e simmetrico allo spazio abitativo, del tutto estraneo sino ad allora alla forma “anticlassica” dell’architettura rurale regionale. Non sempre però si tratta di veri e propri sventramenti all’interno del tessuto consolidato come avviene per esempio nei centri di Seui o Jerzu in cui il nuovo percorso si inserisce nel tessuto edificato regolarizzando e ampliando percorsi esistenti. In molti altri casi, come per esempio a Lanusei (solo in parte), Baunei, ma soprattutto a Bari Sardo le nuove strade ottocentesche si inseriranno nello spazio baricentrico fra borghi separati contribuendo con la loro forza attrattiva a generare la fusione dei singoli rioni dando vita ad un unico centro compatto.

06.01 Lanusei

Fig. 01 –Lanusei: la via Roma, percorso di ristrutturazione della fine dell’Ottocento (s.s. 390) nel quale si attesta il nuovo tipo edilizio del Palazzo.

 

06.02 Jerzu

Fig. 02 –Jerzu: in questa foto storica si vede la fase di trasformazione del corso con la creazione dei palazzi su strada.

 

06.03 Lotzorai

Fig. 03 –Lotzorai: un “palathu” di pianura che sorge sul percorso di ristrutturazione che poi diventerà la s.s. 125.

A ben guardare, questa non è che una delle manifestazioni del passaggio che si consuma tra l’inizio dell’800 e la seconda metà del secolo da una società rurale ancora in larga misura immersa nella condizione di antico regime ad una più moderna forma di borghesia rurale. Le carte catastali che certificano la situazione locale nei primi anni del ‘900 testimoniano che è avvenuta una rivoluzione, tanto silenziosa quanto inarrestabile. Intanto, un incremento esponenziale del patrimonio abitativo ha corrisposto al parallelo incremento di popolazione intervenuto diffusamente nel corso del secolo. Dovunque i perimetri dello spazio abitato del villaggio sono rimasti quasi gli stessi, dunque l’incremento di patrimonio legato anche soltanto alla fisiologica crescita di popolazione è avvenuto per densificazioni, raddoppi in pianta ed in altezza, intasamenti e divisioni. Parallelamente però, si è realizzato anche un lento ma inarrestabile rivoluzionamento sociale, con l’affermarsi della nuova classe della borghesia agraria, cresciuta all’ombra della legislazione sulla “proprietà perfetta” e sulle sue implicazioni operative e territoriali, come il processo delle chiusure dei fondi rustici. Il mutato rapporto tra mondo rurale e urbano e le nuove figure sociali hanno portato altresì nuovi elementi culturali e tecnologici nell’ambito della costruzione rurale.

06.04 Seui

Fig. 04 –Seui: la densificazione che si verifica tra Otto e Novecento porterà le case a svilupparsi in altezza arrivando come nel caso in esempio anche a cinque piani.

L’affermazione del palazzetto, che si inserisce nei tessuti del villaggio senza sovvertirne la struttura e continua ad essere fatto con tecnologie non troppo dissimili da quelle storiche, costituirà il principale elemento di unificazione della cultura abitativa anche nell’ambito ogliastrino, diffondendo una prima forma di razionalizzazione edilizia nella Sardegna interna e "popolare". La modificazione che il palazzo introduce nel paesaggio urbano dei paesi è assolutamente radicale, anche se oggi è più difficile percepirne la portata. Infatti, dovunque si affermi, il nuovo tipo mette sostanzialmente in ombra la casa rurale di matrice locale, e introduce un connotato “urbano” fortemente standardizzato, contribuendo per la prima volta all’unificazione di paesaggi che sino alla metà dell’800 erano contraddistinti da un carattere locale fortemente diversificato.
La scuola neoclassica di Gaetano Cima, con i suoi allievi che nella seconda metà del secolo operano nell’intero territorio regionale, segnerà profondamente il volto dei villaggi della Sardegna interna, e dell’Ogliastra tutta, contribuendo in maniera decisiva a definire quell’identità che assumiamo oggi come un portato complessivo e integrato. In sostanza, il “paese” che conosciamo è precisamente il prodotto di una linea di sviluppo che si svolge dalla “catastrofe insediativa” del Trecento sino all’800, e sulla quale però interviene il riformismo sabaudo e poi quello dello stato unitario con forme di modernizzazione e di innovazione che sono legate essenzialmente, in molti centri, alla nuova politica delle infrastrutture. Dovunque si aprano le nuove strade “nazionali” il paese viene profondamente ristrutturato dai nuovi percorsi, che lo incidono riorganizzando le gerarchie urbane: e proprio i nuovi allineamenti stradali, prodotto degli “sventramenti” urbani, costituiscono l’affaccio privilegiato dei palazzetti decorosi e “civili”, con le loro più o meno esplicite sfumature di neoclassicismo, che peraltro riutilizzano, ibridandole con le nuove regole del gusto neoclassico, le tecniche costruttive ed i materiali dell’edilizia locale, e vanno a costituire il campionario variegatissimo delle declinazioni “rurali” del tipo urbano del palazzo. Si tratta quindi della creazione di uno “stile nazionale” che nasce già prima dell’Unità e nella cui elaborazione lo Stato sabaudo è protagonista; un episodio estremamente consolidato e riuscito di modificazione modernizzante dei contesti tradizionali, nel quale politiche sociali, grandi iniziative infrastrutturali e cultura architettonica e del progetto si sostengono reciprocamente, dando luogo a una espressione dell’edilizia storica di particolare significato, perché capace di illuminare e dare consistenza di “paesaggio” ad uno specifico passaggio della storia e della cultura regionale tanto importante quanto misconosciuto.

06.05 Palazzo Piroddi

Fig. 05 –Lanusei: Palazzo Piroddi progettato dall’architetto cagliaritano Gaetano Cima, nell’attuale via Mameli che ha conteso alla via Roma il ruolo di strada principale.

 

Per maggiori approfondimenti si veda:

A. Sanna, Le culture abitative, in A. Sanna, F. Cuboni, I Manuali del recupero dei Centri storici della Sardegna – vol. II.1 - Architetture in Pietra delle Barbagie, dell’Ogliastra, del Nuorese e delle Baronie, DEI, Roma 2008.

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La sostruzione e il rapporto col pendio

Soprattutto nei centri di Gairo (vecchia) e Jerzu, il rapporto tra la forma urbana, la struttura dei tessuti e degli isolati e la cellula edilizia è strettissimo. Le strade sono per lo più stretti canali definiti da argini costituiti proprio dagli allineamenti delle case.

Queste ultime, private della possibilità di evolvere e ampliarsi mediante raddoppi in pianta per mancanza di pertinenze di corti, sono spinte a crescere in altezza, accentuando proprio i paesaggi urbani densi e compatti. Infatti, il pendio dove sorgono i centri viene reso abitabile attraverso una vera e propria sostruzione: lo scavo per definire i piani di posa delle cellule abitative dà luogo ad un “terrazzamento edilizio”, che consente di rendere fruibile e percorribile un sito naturalmente scosceso. Sui terrazzi, le cellule con i loro setti “contro terra”identificano compattamente la struttura degli isolati, su cui si costruiranno successivamente sviluppi prevalentemente in altezza. Si genera così un tessuto estremamente denso, quasi privo di vuoti, dove il sistema dei setti murari è reso fortemente solidale dalla condivisione di ciascuna parete tra cellule contigue e l’intera struttura costruita dell’isolato si radica al suolo naturale, sul pendio, costituendo un nuovo suolo totalmente artificiale e abitabile. Ecco perché il salto di quota tra monte e valle viene risolto con isolati di spessore minimo, con una cellula sempre totalmente o parzialmente interrata verso monte. Questa condizione strutturale ha diffusamente imposto che la cellula elementare di montagna sia quasi costretta al raddoppio in altezza: questa articolazione consente, nel caso di lotti passanti da una strada all’altra, l’accesso da valle agli ambienti di deposito, e da monte all’abitazione. Spesso inoltre, soprattutto quando la pendenza longitudinale, lungo il percorso, è significativa, l’accesso su strada è rialzato ed avviene con una breve rampa di scale, il che spesso comporta l’esistenza di un vano seminterrato anche a valle. Molto spesso, inoltre, il vano contro terra della cellula di base è un ambiente “in fieri”, che viene progressivamente scavato per ricavare ulteriori locali di deposito.

04.01 Lanusei

 Fig. 01 – Case alte a Lanusei. In V. Mossa (1957).

04.02 Talana

Fig. 02 – Case alte a Talana.

La crescita per aggiunta di cellule

La cellula dei centri della montagna cresce "per successivi raddoppi": anzitutto in altezza, traslando verso l’alto il focolare ed il nucleo abitato, mentre ai piani terra vengono lasciate le funzioni strumentali e gli spazi di relazione. In questa crescita, il collegamento con i piani superiori spesso avviene mediante una scala interna, più raramente viene impostato un "profferlo" (la scala esterna giustapposta alla facciata) che costituisce un elemento architettonico rilevante e diffuso soprattutto nei centri di collina. La cellula si raddoppia anche in profondità, sia quando l’unità abitativa risulta “passante” da strada a strada, sia quando si tratta di cellule singole contrapposte. Ancora, le cellule possono essere raddoppiate sul fronte strada, e di conseguenza la "casa minima" monocellulare presenta spesso una variante con il prospetto pubblico più esteso, suscettibile di ulteriori sviluppi in altezza.

04.03 Jerzu

Fig. 03 – Jerzu: edificazione lungo una rampa in pendenza.

 

04.04 Arzana

Fig. 04 – Arzana: edificazione lungo una rampa in pendenza. L’abitazione specializza la funzione delle cellule con i vani rustici nel piano parzialmente interrato e quelli abitativi ai piani superiori.

Talvolta, proprio come un fossile, la cellula elementare conserva l'impronta del focolare (foghile): è il nucleo della casa, la cellula come cucina (coxina), luogo del metabolismo domestico, spazio ad uso totale, la cui "naturalità", ancora sino all'inizio del secolo, era rafforzata dall'assenza di camino, col fumo che si disperdeva attraverso l'incannicciato del tetto. La sua più immediata articolazione è il deposito-magazzino (fundagu, mangasinu), che si giustappone come cellula in sequenza planimetrica, e si dispone ad accogliere anch'esso (essendo la specializzazione, a questo stadio, improponibile) ulteriori funzioni domestiche, come gli appartamenti notturni delle donne di casa, le quali finivano per lasciare agli uomini (così spesso presenti solo temporaneamente) lo spazio del focolare per dormirvi attorno. Sempre la cucina-focolare è centro riconoscibile dell'abitare, anche quando il sistema cellulare si articola sino a comporre la casa alta, che costantemente trasla il suo centro verso i piani superiori: quasi dovunque il modulo edilizio prevede la cucina all'ultimo piano, dove meglio smaltisce i fumi dal tetto e garantisce il ruolo domestico privilegiato ed emergente del focolare.

04.05 Ilbono

Fig. 05 – Modalità di affiancamento di due unità edilizie ad Ilbono: le abitazioni si sviluppano per accostamento di cellule in altezza e in profondità.

La casa alta di montagna

Dalla cellula elementare densa e compatta alla “casa alta di montagna” il passo sembra breve ed il rapporto immediato. La crescita in altezza costituisce spesso una condizione sostanzialmente obbligata: ma quando la cellula base elementare diventa una struttura più complessa, allora la quantità stessa delle cellule che si aggregano determina una nuova qualità dell’abitazione.

La distinzione e la specializzazione tra il pian terreno ed i piani alti si fa più netta.Il livello inferiore è definitivamente destinato a servire come luogo del deposito delle derrate domestiche, mentre i piani superiori formano l’abitazione vera e propria. La casa alta mostra nelle sue fitte maglie murarie la dipendenza originaria dalla cellula elementare, e ne assume - dove sono presenti - tutti i vincoli di solidarietà tra case contigue nel sistema degli isolati. Tuttavia, essa cerca sempre di forzare questi vincoli e di porsi come elemento caratterizzante una dimensione più urbana, con l’allineamento prevalente su strada, dove cerca anche in molti centri di accentuare l’espressività linguistica e simbolica dell’affaccio pubblico, con un’evoluzione formale che la porta ad assomigliare alla casa a schiera di città o addirittura al palazzetto. Inoltre, la casa alta cerca costantemente di superare la frammentazione del modello base mediante l’accorpamento di più cellule contigue (raramente comunque più di due o tre lungo il fronte strada).

Negli isolati stretti, questo si traduce frequentemente nello sviluppo di case “passanti” dal percorso di monte a quello di valle, talvolta inglobando e riempiendo i residui spazi cortilizi.

 04.06 Seui

Fig. 06 – Seui: case alte su percorso di ristrutturazione.

Per maggiori approfondimenti si veda:

A. Sanna, Le culture abitative, in A. Sanna, F. Cuboni, I Manuali del recupero dei Centri storici della Sardegna – vol. II.1 - Architetture in Pietra delle Barbagie, dell’Ogliastra, del Nuorese e delle Baronie, DEI, Roma 2008.

O. Baldacci, La casa rurale in Sardegna, Centro studi per la Geografia Etnografica, Firenze 1952.

V. Mossa, Architettura domestica in Sardegna, Carlo Delfino Editore, Cagliari, 1957.

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Domenica, 01 Novembre 2015 19:49

Il sistema insediativo dell'Ogliastra 2/2

La struttura dei villaggi

Il sistema insediativo dell’Ogliastra, da monte a valle, realizza una sintesi esemplare delle differenti soluzioni che propone il villaggio nelle differenti condizioni territoriali, sociali, istituzionali, in rapporto alle diverse opportunità del sito. Così come fa notare Antonello Sanna, in questo senso, centri come Villagrande e Arzana propongono una dislocazione territoriale che è il risultato della mediazione tra due fattori, il controllo dello spazio pastorale e l’esigenza di intercettare l’acqua sulla quota delle risorgive. La posizione “a mezza costa” che ne consegue è quindi legata ad una marcata acclività dell’abitato, che accomuna diversi centri dell’Ogliastra montana. L’elemento dell’edificazione del pendio condiziona sostanzialmente tutte le modalità di costruzione del villaggio nello spazio della montagna, ma ha implicazioni assai differenti in rapporto ad altre variabili dell’insediamento. Lo schema strutturale del villaggio di montagna, nei centri a quote più elevate, appare ancora sostanzialmente disperso o comunque policentrico, espressione urbana di un rapporto ancora irrisolto tra la forza centripeta della comunità e la tendenza centrifuga dei gruppi familiari. Arzana e Villagrande appaiono come la materializzazione spaziale della refrattarietà dei clan parentali ad una solidarietà urbana più stretta: cosicché il sistema urbano, anziché per strade e piazze, sembra organizzato per “vicinati”. Solo le rare strutture religiose sembrano capaci di addensare un po’ la frammentazione tendenziale di questi aggregati insediativi, le cui case tuttavia, man mano che aumenta la distanza dalle chiese si organizzano per giaciture e “cluster” autosufficienti, magari attorno ad una fontana o a un pozzo. Probabilmente, non si sottraggono a questa regola della dispersione originaria neppure le strutture con un più alto grado di compattezza e di unitarietà: basta vedere come la stessa Lanusei, capoluogo dell’area storica, insieme ad una struttura forte del nucleo “direzionale” conservi anche diversi nuclei separati, diffusi oltre il margine del paese nel paesaggio degli orti urbani che permea il villaggio e i suoi margini. Significativo è in questo senso il fatto che si ritrova nella mappa catastale storica il toponimo di “mesu bidda” (il cuore del paese) in corrispondenza con il più periferico di questi nuclei, Barigau.

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Fig. 01 – Lanusei. Mappa catastale di primo impianto geometrico (inizi del ‘900).

Altro paradigma di questo tipo di struttura dei villaggi è Baunei, collocato sulla quota delle sorgenti sotto il piede del bastione calcareo che lo sovrasta ad est. Baunei viene descritto dall’Angius in termini di estrema arretratezza: “…abitazioni…così meschine, da doversi più giustamente dir tuguri e tane, che case; le strade, oltrechè furono mal tirate, e con tanti moltiplicati torcimenti quanti ne cagiona la disordinata collocazione e riunione delle case in isole, sono scoscese e sassose…”. Se prescindiamo dalla descrizione colorita del viaggiatore illuminista, critico rispetto ai costumi del mondo pastorale, abbiamo una restituzione fedele del villaggio della montagna ogliastrina. La gerarchia urbana è estremamente semplice: un percorso matrice di controcrinale, a mezza costa, rafforzato dalla ristrutturazione ottocentesca come strada nazionale, presidiato a nord da un unico polo religioso rilevante. Il villaggio si struttura parallelamente al percorso, lungo le curve di livello, e si addensa attorno alle chiese; le parti periferiche sono costituite da un insieme di vicinati articolati in modo apparentemente casuale, serviti da percorsi minimali, sviluppati in modo da affrontare il pendio ed il ruscellamento delle acque. Eppure, rispetto ad Arzana, Baunei dà luogo innegabilmente ad una organizzazione urbana più ordinata e compatta, probabilmente anche grazie ad una morfologia del sito più cogente.

02.02 Baunei

Fig. 02 – Baunei. Le invarianti della struttura urbana: allineamenti dei corpi di fabbrica lungo le curve di livello ed edificazione secondo cellule elementari a filo strada o talvolta aggregate attorno ad uno spazio comune.

All’estremo opposto si collocano centri come Jerzu o Gairo vecchia, dove il nucleo urbano realizza la massima densità, con le cellule disposte su linee coese e compatte a formare i terrazzamenti artificiali necessari a controllare e rendere abitabile il pendio della mezza costa scoscesa. Le cellule accostate in profondità attraversano gli stretti isolati, e sono per lo più sviluppate in case alte su sistemi edilizi privi di smagliature. Sia Gairo (vecchia) sia Jerzu, collocati su pendii abbastanza ripidi, incisi da corsi d’acqua che alimentano le fontane e i preziosi orti periurbani, appaiono anche nelle carte dei primi del ‘900 divisi in due nuclei distinti, solcati dai compluvi dai quali l’edificato si teneva ben alla larga. Tuttavia, la strada nazionale che ha ristrutturato il percorso matrice di Jerzu attraversa il nucleo centrale del paese assegnandogli come sempre un carattere più urbano; a Gairo la strada provinciale passa invece tangenzialmente, senza incidere il nucleo centrale.

02.03 Jerzu

Fig. 03 – Jerzu. Le invarianti della struttura urbana storica: edificazione di case alte su filo strada su tutta la superficie del lotto con semplice o doppio affaccio su strada.

Questo schema più riconoscibilmente urbano ingloba senza quasi scarti anche i contenuti sventramenti – forse è meglio dire ampliamenti e rettilineamenti degli originari percorsi matrice – che i percorsi di ristrutturazione ottocenteschi introducono nella maglia viaria di ridottissima sezione che caratterizza tutti i centri dell’Ogliastra; anzi, sulle nuove strade, più dritte ed ampie, trovano posto i nuovi affacci decorosi e urbani dei palazzi della nascente borghesia rurale. In questo senso, l’espressione massima della razionalizzazione “moderna” che unisce la ristrutturazione urbanistica e infrastrutturale delle nuove strade all’innovazione metodologica e linguistica del razionalismo neoclassico si realizza a Lanusei. Qua, un impianto urbano ottocentesco, che concentra le funzioni pubbliche più rappresentative, con i nuovi complessi conventuali ed i nuovi uffici pubblici del capoluogo di provincia e mandamento si struttura come fondale di un nuovo percorso urbano assiale, ai cui lati si collocano i palazzetti della scuola neoclassica di Gaetano Cima che danno un deciso “tono cittadino” – vagamente metafisico – ad un centro che pure è immerso in un contesto montano di grande forza ambientale.

Del tutto differente è invece l’insediamento delle piane costiere. A Barisardo, una grande parrocchiale settecentesca forma con le altre due chiese del villaggio una triangolazione che pare corrispondere alla presenza originaria di altrettanti nuclei abitati autonomi. Le chiese scelgono come sempre il “luogo alto” di un piccolo ma significativo rilievo; verso il compluvio principale, che raduna il paese e lo proietta in direzione del mare, si sviluppano i tessuti delle case a corte, il tipo edilizio che meglio interpreta la base socio-economica di tipo contadino del centro e meglio si adatta al sito di pianura. Anche in questo caso, la mappa catastale permette di leggere un sistema abitato a bassa densità – “…case sparse in non piccola superficie...; così l’Angius descrive il centro di Barisardo – che viene energicamente reinterpretato e riunificato dalla ristrutturazione dei percorsi principali, verso Tortolì e Lanusei, su cui ancora una volta si comincia ad allineare qualche nuovo palazzetto della borghesia rurale locale. Questa nuova urbanità si manifesta ancora più chiaramente a Tortolì, che contenderà sempre più a Lanusei il ruolo forte rispetto all’area vasta.

02.04 Bari Sardo

Fig. 04 – Barisardo. Le invarianti della struttura urbana storica: edificazione secondo la tipologia della casa a corte, con corpo di fabbrica ad uno o due piani allineato sul filo strada o su fondo lotto.

Attraversando il crinale verso ovest, le Barbagie presentano quadri insediativi per gran parte non dissimili, ma su una scala sicuramente più ampia. A sud, le valli fortemente incise del Flumendosa e del Flumineddu ospitano su pendii ripidi i centri della Barbagia di Seulo. Nel villaggio di Seui è perfettamente evidente e regolare l’andamento dei sistemi di cellule edilizie come sostruzioni ridossate al pendio, con lo sviluppo delle abitazioni nel senso della profondità degli isolati, perimetrati dai percorsi in quota e dalle rampe trasversali sulle linee di pendio. In questo centro, i fattori di sviluppo della seconda metà dell’800, primi fra tutti la ferrovia e l’attività mineraria, hanno dato un impulso definitivo ad una tendenza già riscontrata dall’Angius molti decenni prima, per cui Seui costituisce il nuovo centro di riferimento della Barbagia meridionale e che all’inizio del ‘900 è ancora in piena espansione. I due poli religiosi situati lungo il percorso matrice di controcrinale strutturano l’insediamento anche a seguito del sensibile pendio del sito che costringe Seui a crescere linearmente lungo la linea di quota che coincide con l’asse della nuova strada provinciale, sulla quale i palazzi si allineano producendo il consueto effetto urbano. Una foto dei primi del ‘900 mostra la coesistenza di questa nuova architettura di forte decoro urbano con la storica edilizia a cellule elementari della Barbagia.

02.05 Seui

Fig. 05 – Seui. Via Lamarmora, oggi via Roma, nel 1904. I palazzetto ottocenteschi sorgono lungo il percorso di ristrutturazione rappresentato dalla strada provinciale.

Per maggiori approfondimenti si vedano:

A. Sanna, La struttura dei villaggi. Morfologia urbana e tipologia edilizia, in A. Sanna, F. Cuboni, I Manuali del recupero dei Centri storici della Sardegna – vol. II.1 - Architetture in Pietra delle Barbagie, dell’Ogliastra, del Nuorese e delle Baronie, DEI, Roma 2008.

V. Angius, in G. Casalis, Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Voci Baunei, Barì, Maspero Librajo, Cassone Marzonati Vercellotti Tipografi, Torino, 1833-1856.

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Sabato, 08 Agosto 2015 17:44

Hotel Rifugio d'Ogliastra

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Prima categoria girone A

 

Nel turno che precede lo stop per le vacanze natalizie è solo il Villagrande a sorridere. I biancoblu rifilano un perentorio 5-0 alla cenerentola del girone, il Capoterra. Grande prova per gli uomini di Staffa, che vanno in gol con Marco Murgioni (che supera l'estremo difensore ospite con una splendida rovesciata), Lello Usai, Andrea Pili, Fabiano Columbano (prima rete in prima categoria per questo talentuoso centrocampista classe '94) e Andrea Nieddu. Brutta sconfitta per il Triei, che torna da Sinnai con 5 reti sul groppone (5-2). Sconfitta casalinga per la Castor, che deve arrendersi al Cus Cagliari (nel quale militano i lanuseini Daniele Deplano e Mauro Pistis). I cagliaritani espugnano il “Zinnias” con una vittoria di misura. Perde anche l'Idolo, 2-1 contro il Su Planu. A Girasole va in onda il festival del gol: finisce 4-4 tra i padroni di casa e la Frassinetti, al termine di un match a dir poco rocambolesco e “zemaniano”.

 

Seconda categoria girone B

 

La capolista Seui non va oltre l'1-1 contro il Sadali, ma non ne approfitta la Baunese che pareggia ad Arbatax 0-0. Vittorie esterne per Perdas e Jerzu, che regolano rispettivamente Nuragus (2-0) e Osini (4-1). Tertenia sconfitto a Escalaplano per 3-1. L'Ilbono, al termine di un match vibrante e ricco di colpi di scena (3-3), raccoglie un punto di fronte ai propri tifosi. Infine l'Ulassai si aggiudica il derby con il Loceri vincendo 2-0 sul proprio terreno di gioco.

 

Terza categoria gironi D, H e I

 

Il Trisailis, dopo aver rotto la scorsa settimana un digiuno di vittorie che durava da ben 21 mesi, viene sconfitto fuori casa dal Bottida, che si impone per 5-0. Talana vittorioso in casa contro il Lodè. I baroniesi vengono regolati col punteggio di 3-1. Grande vittoria esterna del Lotzorai, che costringe il portiere tianese a raccogliere per ben 7 volte il pallone dalla rete (7-1). Gli ogliastrini, grazie a questa vittoria, raggiungono in classifica il Santu Predu al secondo posto. Nel girone H, l'unica ogliastrina (l'Ussassai) viene sconfitta a Ortacesus per 2-0. E' andata male anche nel girone I: sconfitti sia il Gairo, 3-0 contro il Selargius 91, che l'Elini, 4-0 contro il Sa Vida Noa.

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Martedì, 13 Dicembre 2011 02:24

Frassinetti 2 - Villagrande 1

Il Villagrande inizia un nuovo corso

 

Frassinetti: Angioni, Mura, Scano, Filippi (88' Cincotti), Lallai (83' Ferreli), Cortis, Mellino, Cairoli, Cau, I. Sanna, Ennas (53' G. Sanna). All. Giordano

 

Villagrande: Saba, Melis, Muggianu, R. Murgioni (84' Nieddu), Usai, Pili, M. Murgioni, Columbano, Scudu, Cannas, Usai. All. Staffa.

Arbitro: Massa di Carbonia.

Reti: 11' Usai, 22', 40' Ennas.

Il Villagrande esce sconfitto dalla trasferta contro la Frassinetti: al vantaggio iniziale degli ogliastrini con Usai risponde con una doppietta Ennas, che regala così i tre punti ai suoi. Questa sconfitta relega il Villagrande all'undicesimo posto in classifica, a più quattro sulla terzultima piazza, che vuol dire retrocessione diretta. Dopo un buon inizio di campionato, grazie alla vittoria casalinga per 3-2 contro il Sarroch, i biancoblu si sono un po' persi per strada, inanellando una serie negativa di risultati durata quasi tre mesi. Il digiuno di vittorie si è interrotto alla 12' giornata, quando gli uomini di Staffa hanno battuto il Quartu Sant'Elena nel suo terreno di gioco. Nel turno successivo gli ogliastrini hanno avuto la meglio sul Villasimius. Queste due vittorie consecutive hanno permesso ai villagrandesi di allontanarsi un po' dalla zona calda della classifica. Dalla scorsa stagione c'è stato un deciso cambio di rotta della società, che ha deciso di non confermare l'allenatore e diversi altri giocatori. Infatti, nonostante l'annata positiva che ha visto i biancoblu sfiorare la promozione diretta, ci sono stati diversi addii. Insieme all'allenatore Paolo Puddu, approdato all'Orione 96, sono partiti Marongiu, Lai (entrambi al Sant'Elena) e Pisanu (all'Orione 96 anche lui). Altri addii eccellenti sono quelli di Matteo Loi e Emanuele Deiana. Il progetto della società è quello di puntare sui giovani del paese. In effetti, andando a sfogliare la rosa della compagine del centro montano, si nota che l'unico “straniero” è Luca Muggianu, talanese, ormai villagrandese d'adozione. Per il resto è da sottolineare la bassa età media della squadra, che può contare su un discreto numero di ragazzi giovanissimi. In particolar modo si sono fatti notare Davide Rubiu, Fabiano Columbano, Mario Natali, tutti nati nel '94 e i più “anziani” Angelo Monni e Mirco Monni, di un anno più grandi. Ad affiancare i giovani ci sono però diversi uomini d'esperienza, come il capitano Michele Cannas, il portiere Alessandro Usai, Roberto Murgioni, Mario Melis e Marco Melis. Proprio quest'ultimo è assente dalla sesta giornata per infortunio, ma da gennaio dovrebbe tornare nuovamente a disposizione di Mister Staffa. Inoltre ci si aspetta il definitivo salto di qualità da parte di alcuni giocatori, uno su tutti Gabriele Scudu, tra i più positivi finora. Alla guida della squadra è stato chiamato Antonello Staffa, già allenatore del Villagrande diversi anni fa. Staffa è molto conosciuto per aver guidato anche Barisardo e Lanusei, ottenendo spesso ottimi risultati. La speranza è quella di mantenere la categoria e di permettere ai giovani del luogo di poter giocare nella squadra del proprio paese.

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Mercoledì, 30 Novembre 2011 14:23

Calcio Ogliastra (27-11-2011)

Giornata amara in promozione. In seconda il Seui guida la classifica

Domenica 27 Novembre 2011

XXI^ Giornata di andata

Promozione:

Brutta giornata per le ogliastrine in promozione. Tutte e quattro le compagini hanno infatti rimediato pesanti sconfitte che sicuramente non facilitano la già precaria situazione di classifica. Il Cardedu cade in casa contro la Ferrini Cagliari grazie a un gol siglato a tempo ormai scaduto da Pirisi. Il Lanusei capitombola tra le mura amiche al cospetto del Siliqua. I padroni di casa, dopo essere passati in vantaggio grazie a Mura, subiscono la rimonta avversaria. Sconfitta interna anche per il Tortolì, che anche a causa delle numerose assenze deve arrendersi di fronte all'Arbus. La partita si decide negli ultimi dieci minuti: sul risultato di 1-1, quando tutto sembrava finito, l'Arbus serve un micidiale uno-due che mette k.o la squadra di Tamponi. A nulla serve la rete di Cocco, ormai a tempo scaduto. Il Barisardo esce con le ossa rotte dalla trasferta Sant'Antioco. Gli uomini di Piras tornano in Ogliastra con 5 reti sul groppone. A rendere meno amara la sconfitta la rete di Angioni a dieci dalla fine.

Prima Categoria:

Nel campionato di prima categoria spicca la vittoria dell'Idolo ai danni del Villagrande in uno dei tanti derby ogliastrini che caratterizzano il girone A. A condannare i padroni di casa è proprio un gol di uno dei migliori prodotti del vivaio villagrandese degli ultimi anni, Erik Scudu. La Castor non va oltre l'1-1 in casa del Sinnai, Triei sconfitto a Cagliari dalla Frassinetti. Il Girasole strapazza il Quartu Sant'Elena per 4-0. Ottima la prova dei padroni di casa che sono andati in rete con Mameli e Giolitti, entrambi autori di una doppietta.

Seconda Categoria:

In seconda categoria continua la marcia del Seui, leader incontrastato del girone B. A farne le spese questa domenica sono i cugini dello Jerzu, sconfitti col risultato di 2-1. L'Ulassai, secondo in classifica, pareggia 0-0 in casa contro l'Ilbono. Trasferta di Nuragus amara per la Baunese, che viene sconfitta per 3-2. Sono sei ora i punti di distacco dalla capolista. Tertenia sconfitto a Sadali per 3-0. Stesso risultato negativo per l'Osini, che tra le mura amiche si deve arrendere alla superiorità della Gesturese. Perde anche il Perdas, battuto fuori casa dalla cenerentola Isili per 1-0. Arbatax corsaro a Escalaplano. Importante vittoria per gli arbataxini, che smuovono un po' la classifica.

 

VIII^ Giornata di andata

Terza Categoria:

In terza categoria, nel girone D, ancora sconfitto il Trisailis, ultimo del girone con un solo punto. Il Talana regola la Tonarese col punteggio di 3-1, mentre il Lotzorai esce sconfitto dalla trasferta di Bitti (2-1). Nel girone H l'Ussassai vince e convince per 5-0 ai danni dell'Esterzili. Gli ussassesi sono ora a sei punti dalla capolista del girone, il Seulo. Nel girone I spicca la vittoria esterna del Gairo, che vince in scioltezza contro la Stella Rossa rifilandogli un pesante 4-1. Turno di riposo per l'Elini, ultimo con 0 punti.

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Lunedì, 25 Luglio 2011 22:56

JERZU

COMUNE DI JERZU

 

Jerzu-Stemma

Nome Sardo Jersu
Altitudine 422 m s.l.m.
Superficie 102,61 Km2
Abitanti 3.179 (01-01-2015)
Densità 30,98 ab./Km2
CAP 08044
Prefisso 0782
Cod. ISTAT 105009
Cod. Catasto E387
Nome abitanti Jerzesi
Patrono Sant'Erasmo
Festivo 2 Giugno
Sindaco Roberto Congiu (27-05-2013)
Sito web

http://www.comune.jerzu.og.it/

Situato sul costone di una collina, che dai tacchi di Porcu'e Ludu e di Troiscu si apre ad est verso la vallata, l'abitato si sviluppa seguendo le curve di livello e formando un tessuto viario a maglie irregolari; un vasto anfiteatro di case e di verde degradante verso la valle fertile del fiume Pardu, che delimita a nord est il territorio ierzese e sfoccia in mare con il nome di Pelau dopo avere attraversato la piana omonima, ricca di vigneti e di case coloniche.

Da una sua tipica "casa-torre", stretta e alta per sfruttare le scarse aeree edificabili del centro storico, si presenta un panorama di rara bellezza che si dispiega a est a a ovest della strada provinciale; questa nasce a Gennecrexia, attraversa l'abitato con nome di Corso Umberto I e si dirige verso Ulassai. A ovest, l'abitato e le sue attuali propaggini si raccolgono all'interno di un arco che inizia dalla balza di Sa Pruna, Perdarba, Suilis, Masoni Aregu, per continuare in Sa Costa e Genna e Figu, con le punte di Su Carduleu e Monti Gutturgionis, quindi, si susseguono i tacchi imponenti di Mammutara, Taccurrulu, Porcu'e Ludu, Scala'e su Oi, Troiscu, Bauarena e il passo di riu Pessiu.

Lungo la provinciale, nell'abitato si allineano la Cantina Sociale con la sua caratteristica torre; la chiesa di Sant'Erasmo santo patrono con il vicino camposanto di san Vincenzo, l'anfiteatro e la piazza di Regaliu, la casa municipale e altri edifici di impianto ottocentesco, la piazza di Funtana'e Susu, le scuole elementari "A. Demurtas" con la sottostante cittadella degli studi contrasegnata dall'ampio edificio del Liceo Scientifico.

Il territorio di Jerzu si estende per 10.261 ettari, di cui solo 81 di proprietà comunale, ed è quasi per la metà improduttivo; l'altra metà è destinata da sempre all'agricoltura: 848 ettari sono coltivati a vigneto e 4951 a oliveto e frutteto.

Jerzu è un paese prevalentemente contadino e solo recentemente ha conosciuto la nascita e lo sviluppo di un settore artigianale di una certa importanza. Mancano nel suo contesto sociale l'economia pastorale, perché il territorio non ne ha mai propiziato lo sviluppo. Infatti le zone non destinate ad agricoltura sono irte e ricoprte di boscaglia, con altimetrie proibitive per il bestiame: dai 200 metri sul livello del mere sale progressivamente ai 620 metri dell'abitato, sino a giungere ai 1008 metri di Corongiu, la punta più alta del salto ierzese.

Tonino Serra

Ogliastra, Antica Cultura - Nuova Provincia, i Paesi

Mediateca Ogliastrina

Pubblicato in Comuni dell'Ogliastra
Giovedì, 14 Luglio 2011 09:48

Comuni dell'Ogliastra

L'Ogliastra è situata nella zona centro orientale della Sardegna. Appare come un anfiteatro naturale delimitato dalle montagne. Si affaccia ad est sul Mar Tirreno, confina a nord-ovest con la Provincia di Nuoro e a sud-ovest con la Provincia di Cagliari. Il suo vasto territorio è prevalentemente collinare/montuoso comprendendo il massiccio del Gennargentu con la sua vetta più alta, Punta La Marmora 1834 m slm, le piccole porzioni di pianura sono collocate in prossimità dei paesi costieri. La Provincia istituita nel 2005 comprende 23 comuni, con i suoi 1.854 Kmq è 75esima per superficie rispetto alle 110 province italiane, mentre con i suoi 58.000 abitanti circa è ultima per la quantità di popolazione e la stessa posizione in classifica la ottiene per la densità di abitanti per Kmq (31,5 ab/Kmq).  Il clima è generalmente mite, i venti costanti e talvolta impetuosi.

Pubblicato in Non categorizzato