fbpx

DESCRIZIONE

Il nuraghe Gilorthi è ubicato nell’area collinare a NE del Comune di Arzana a circa 2,5 km dal centro abitato. Il sito, come numerosi altri del territorio, è caratterizzato da un impianto architettonico semplice modellato su un affioramento granitico naturale, utile punto di controllo sopraelevato sull’area circostante.
Costruito con blocchi di granito cavato in loco, il nuraghe è costituito da una torre circolare dal diametro di circa m 4,5 e da un corpo aggiunto a pianta pseudo-ellittica (con asse principale di m 12 circa e asse secondario di m 8 circa). Non si individuano attualmente tracce di capanne ma è probabile che alcune strutture fossero addossate all’area perimetrale del sito e che si sfruttassero, per vari usi, i tafoni naturali.
Molto interessante appare la dislocazione di Gilorthi in una “cortina” di nuraghi, ad E-NE del paese di Arzana, comprendente le torri di Piscina Niedda, sa Pentuma, Arredabba e Biddadeni.
Tale concentrazione di siti era probabilmente dovuta alla presenza di importanti siti minerari e sorgenti di acqua fredda e calda.

COME ARRIVARE

Si parte dal centro abitato di Arzana percorrendo viale Firenze e proseguendo in direzione nord nella strada asfaltata che conduce verso valle costeggiando le pendici di Monte Idòlo. Dopo circa 4 Km dal centro abitato di Arzana, ci troveremo sulla destra una pianta di sughero e uno stradello in terra. Consigliamo di parcheggiare la macchina nello slargo sotto la pianta e proseguire a piedi. Dopo circa 900 m di passeggiata panoramica ci troveremo nell'area archeologica.

INGRESSO

Libero 

MAPPA

NOME SCIENTIFICO: Emberiza Calandra Calandra

DESCRIZIONE: è la specie più grande della famiglia degli Emberizidi. Ha testa grossa, bruna con fitte strie nere e più chiare; l'iride è bruna; il becco è giallo-grigio, grosso e corto, con un evidente pretuberanza simile ad un piccolo dente nelle mandibole; mento e gola sono bianchi con fitte strie scure; le parti superiori hanno il piumaggio bruno chiaro, con le penne picchiettate di nero e marginate di bianco; le parti inferiori sono bianche, con fitte striature brune e nere, più larghe nei fianchi e nel petto, più strette verso il ventre; al centro del petto, non sempre presente o poco visibile, si nota la "macchia pettorale nera"; le ali sono grandi, appuntite, color bruno chiaro; ha lunga coda, bruno chiaro uniforme; infine le zampe sono carnicine-giallastre. Non è presente un dimorfismo sessuale. Le dimensioni variano da 18-19 cm di lunghezza per 30-32 cm di apertura alare ed un peso di 60 g.

BIOLOGIA E HABITAT: il suo habitat ideale sono le campagne aperte di tutta l'isola, foreste, zone umide, terreni rocciosi e accidentati, frutteti, possibilmente al di sopra dei 1000 m di quota, ma lo si può osservare anche a basse quote. La specie è granivora e adora le spighe di grano maturo, cereali e piante erbacee, ma si nutre comunque di insetti, di cui sfama anche i suoi pulli, perchè ricchi di proteine. Lo si può spostare mentre si sposta da un posatoio all'altro o da un ramo all'altro, mentre si esibisce nel suo canto. In caso di pericolo si nasconde tra le siepi o cespugli, molto importanti per questa specie. È stanziale nell'isola. nella parata nuziale il maschio canta in volo prima di lasciarsi cadere presso la femmina e di inscenare una danza con ali pendenti e vibranti.

RIPRODUZIONE: avvengono due cove annuali dove la femmina depone 4-5 uova di colore azzurro con macchie marroni in un nido costruito tra l'erba alta, tipico di questa specie, oppure in cima alle piante erbacee robuste. Della cova se ne occupa la femmina per circa due settimane e dopo un mese dalla schiusa i pulli prendono il volo diventando autonomi.

MINACCE: intensificazione e cambiamenti nelle pratiche agricole, riduzione di certi tipi di colture, la rimozione di stoppie, aumento di pesticidi, riduzione di siepi, la caccia illegale, abbandono della macchia mediterranea.

STATO DI CONSERVAZIONE: specie protetta dalla Direttiva Uccelli e dalla Legge Regionale del 1978. Comune.

CLASSIFICAZIONE SCIENTIFICA:

  • Phylum: Chordata
  • Classe: Aves
  • Ordine: Passeriformes
  • Famiglia: Emberizidae
  • Specie: Emberize Calandra Calandra

NOME SCIENTIFICO: Emberiza Cirlus

DESCRIZIONE: Cirlus, peril suo verso caratteristico. Secondo le più recenti valutazioni genetiche, la sottospecie denominata Zigolo nero sardo (Emberiza Cirlus Nigrostriata = cioè striata di nero sul petto), dal 2007 non è più ritenuta valida. Piccolo passeriforme con testa grossa, rosso-bruno intenso; il maschio ha le guance e i sopraccigli gialli con stria oculare nera; l'iride è bruno-scura con sottile anello oculare giallo; il becco è conico a forbice, un pò allungato, di color bruno con apici dalle mandibole incrociate, ben evidenti; ha una grande macchia golare nera; le parti superiori sono rosso bruno intenso, il dorso ha macchie scure, il groppone è bruno oliva uniforme; le parti inferiori hanno il sottogola giallo e una larga banda pettorale olivastra e rosso-bruno intenso con striature scuro un pò rade e piccole; ha grandi ali, bruno scure, con apice acuto, nero, e piume ascellari grigiastre; la coda biloba, è bruno scura, con sottocoda bianco; le zampe sono bruno scure. La femmina è più modesta, verdastra con striature bruno scure. Le dimensioni variano da 16-17 cm di lunghezza per 24-27 cm di apertura alare ed un peso di 21 g.

BIOLOGIA E HABITAT: ama i prati e i pascoli, siepi, vigneti, boschi, campi aperti con alberi sparsi e cespugli. La specie è stanziale nell'isola. Ama la vita di gruppo e lo si può osservare mentre sta posato sugli alberi alti o sui cespugli. Di indole schiva e riservata, difficilmente si riesce ad osservarlo. Grazie alle sue tinte del piumaggio, riesce a mimetizarsi molto facilmente tra la vegetazione e lo si può individuare solamente attraverso il suo canto (zirlio). È un uccello onnivoro: si ciba sia di semi, che di larve e insetti.

RIPRODUZIONE: la stagione riproduttiva ha inizio in primavera e termina ad Agosto, dove la femmina si occupa della costruzione del nido nel terreno o tra i fitti cespugli o tra le siepi e della deposizione delle uova, circa 3-4, di colore bluastro o verdastro o grigio-violacee macchiate di puntini neri e grandi. Dopo la cova e la schiusa i pulli vengono nutriti da entrambi i genitori con una dieta a base, esclusivamente, di larve e insetti.

MINACCE: temperature rigide, perdita di diversità ambientale, modificazione dell'ambiente, intensificazione delle pratiche agricole, distruzione di siepi e cespugli, rimboschimento artificiale o spontaneo, decadimento di prati adibiti al pascolo, uso intensivo di un territorio, disturbo dell'uomo, meccanizzazione agricola in luoghi di nidificazione, la caccia illegale.

STATO DI CONSERVAZIONE: protetto dalla Direttiva Uccelli e dalla Legge Regionale del 1978. Comune.

CLASSIFICAZIONE SCIENTIFICA:

  • Phylum: Chordata
  • Classe: Aves
  • Ordine: Passeriformes
  • Famiglia: Emberizidae
  • Specie: Emberiza Cirlus

Frosone

Scritto da

NOME SCIENTIFICO: Coccothraustes Coccothraustes Coccothraustes

DESCRIZIONE: Coccothraustes, ovvero rompi-noccioli, per il becco assai robusto utilizzato per spaccare i semi. Secondo le più recenti valutazioni genetiche, la sottospecie denominata Frosone di Sardegna (Coccothrauses Coccothrauses Insularis), dal 2007 non è più ritenuta valida. È il fringillide europeo più grande. La forma presente in Sardegna e anche nella Corsica risulta appena più piccolo di quella continentale. Il maschio ha il corpo tozzo con testa grossa color bruno-ruggine, gola e redini (spazio tra il becco e gli occhi) neri; gli occhi sono grandi e rotondi con iride di colore che tende dal grigio al rossiccio; possiede una larga banda nucale grigia, come i lati del collo; il suo becco è conico, grosso e corto, molto largo alla base, blu-nero, attornato da bavetta e mustacchi neri; le parti superiori hanno il dorso e le scapolari bruno scuri, il groppone giallastro e le penne sovraccodali marrone chiaro; le parti inferiori, invece, sono bruno-rosate; ha ali grandi, nere, con apice arrotondato, e una grande macchia bianca allungata; la coda è corta e squadrata, nera e bordata di bianco; le zampe sono carnicine. La femmina e i giovani hanno colori meno marcati. Le dimensioni variano da 17-18 cm di lunghezza per 31-34 cm di apertura alare ed un peso di 60 g.

BIOLOGIA E HABITAT: ama i boschi di latifoglie con elevata presenza di alberi da frutto o dai grossi semi di qualsiasi quota ed ampi giardini. La specie è molto rara e migratoria. Il suo tratto distintivo lo si può sicuramente riconoscere attraverso il becco, abbastanza potente da esercitare una forza che arriva ai 45 kg, questo perchè il Frosone si è adattato a cibarsi di semi dal frutto carnoso, o di noccioli durissimi di ciliegie e pesche, che riesce a spaccare con facilità, ma anche di pinoli, gemme di faggio, frutti di rosa canina, rosa e biancospino, larve, insetti e bruchi. Molto difficile da osservare dato il suo comportamento schivo e timido, spesso si nasconde tra i cespugli ad ogni minimo rumore che sente e quando esce allo scoperto lo fa con molta circospezione. Sul terreno si muove saltellando mentre in volo è rapido e rettilineo, delle volte caratterizzato da movimenti ondulatori. Solitamente a cantare è il maschio e lo si può udire tra Febbraio e i primi di Giugno, dove emette suoni corti e basici tra la vegetazione.

RIPRODUZIONE: il periodo di riproduzione ha inizio nei primi di Aprile: ad occuparsi della costruzione del nido è generalmente la femmina, costruito  nelle biforcazioni di alberi, dove depone 5 uova in un'unica covata annuale, di colore variabile, dall'azzurro-verdastro al grigio con macchiette scure. Lincubazione avviene per 12 giorni, portata avanti esclusivamente dalla femmina, mentre il maschi si occupa del sostentamento. Quando vengono alla luce, i pulli vengono sfamati da entrambi con insetti e larve e dopo 10-12 giorni sono in grado d' involare, ma vengono accuditi comunque per altre due settimane. Prima della riproduzione però, si può osservare il particolare rito di corteggiamento: il maschio insegue la femmina con un andamento a zig-zag, la femmina è parecchio ostile inizialmente, poi dopo qualche tempo prende interesse, smettendo di fuggire e osservando i comportamenti del futuro partner. A questo punto il maschio si posizione sul suolo con le ali semi-aperte e abbassate, con la coda aperta. La femmina tiene le penne attaccate al corpo e si allontana saltellando e volando a brevi distanze, dove il maschio la segue. Il maschio abbassa la testa verso il petto, quasi come un segno di inchino, in modo che la femmina possa notare la sua larga banda nucale, avvicinandosi poi ad ali spiegate. Se la femmina acconsente, tiene il becco semi aperto come ad offrire del cibo e permettendo al maschio di avvicinare e toccarlo e qui avviene l'accoppiamento.

MINACCE: uccellagione illegale, prelievo dal nido dagli allevatori, abbandono di aree agricole coltivate, agricoltura intensiva, predazione da parte dello Sparviere. Averla Piccola, Ghiandaia, Scoiattolo e Martora, maltempo.

STATO DI CONSERVAZIONE: specie protetta dalla Direttiva Uccelli e dalla Legge Regionale del 1978. Specie poco comune e localizzata.

CLASSIFICAZIONE SCIENTIFICA:

  • Phylum: Chordata
  • Classe: Aves
  • Ordine: Passeriformes
  • Famiglia: Fringillidae
  • Specie: Coccothrauses Coccothrauses Coccothrauses

NOME IN SARDO: Pilloni americanu.

Fanello

Scritto da

NOME SCIENTIFICO: Carduelis Cannabina

DESCRIZIONE: è un passeriforme dalla livrea color marrone-bruno del dorso, mentre petto e fronte sono color rosso acceso e bianco con sfumature marroncine, più evidente negli individui maschi; il capo è grigio e arrotondato; l'iride è scura;  le ali sono striate di bianco con grossa banda alare evidente e di media lunghezza, mentre le remigianti sono nere; il becco è piccolo e appuntito; le zampe sono carnicine. È presente dimorfismo sessuale, dove appunto il maschio presenta questa macchia rossa (specialmente nel suo abito nuziale), mentre la femmina è marron chiara e bianca. Le dimensioni variano da 13 cm di lunghezza per 18 cm di apertura alare ed un peso di 21 g.

BIOLOGIA E HABITAT: durante l'inverno, il Fanello lo si può trovare nelle marcite o in campagne aperte, tra siepi e filari, in stormi numerosi. Si adatta a diversi habitat, da quote molto basse sino ai 2000 metri di quota. Adora stare in vigneti, frutteti, nella macchia mediterranea, essendo un specie granivora, dove può trovare semi, il suo principale cibo, ma anche insetti. La specie è gregaria ed è note per il suo particolarissimo canto: emette suoni metallici accompagnato da note melodiose. Delle volte è stato catturato e tenuto in cattività (dove il maschio non sviluppa la sua riconoscibile macchia rossa) ed è stato addirittura ibridato con il Cardellino.

RIPRODUZIONE: il nido viene costruito generalmente tra i cespugli, vicino a corsi d'acqua, dove la femmina depone 4-6 uova di colore bianco-azzurro, punteggiate di scuro nelle estremità. Le uova vengono incubate per 13 giorni circa, dopodichè una volta nati, i pulli dopo 15 giorni sono già capaci a volare, ma lo svezzamento avviene dopo un paiod i settimane. Il Fanello compie due covate annuali.

MINACCE: abbandono dei paesaggi agricoli, uso di pesticidi, eliminazione di elementi marginali, semina autunnale dei cereali, predazione dei nidi da parte di Corvidi, Mustelidi, Volpi, Roditori e Gatti, i suoi principali predatori, saccheggio dei nidi dai bracconieri, disturbo antropico.

STATO DI CONSERVAZIONE: specie protetta dalla Direttiva Uccelli e dalla Legge Regionale del 1992.

CLASSIFICAZIONE SCIENTIFICA:

  • Phylum: Chordata
  • Classe: Aves
  • Ordine: Passeriformes
  • Famiglia: Fringillidae
  • Specie: Carduelis Cannabina

NOME IN SARDO: Vanettu, cionni.

NOME SCIENTIFICO: Alauda Arvensis Arvensis

DESCRIZIONE: Arvensis, cioè dei campi, per l'habitat congeniale. È il più comune Alaudide europeo: la colorazione è molto mimetica; ha testa rossiccia striata di nero, di dimensione medio-piccola, con una piccola cresta, corta ed erigibile, a strie longitudinali color crema e marrone scuro; l'iride è brunastro e la stria sopracciliare è crema; il becco corto, sottile e color giallastro; le guance sono brune striate di nero; le parti superiori sono brune con striature e macchie più scure e nere; le parti inferiori, invece, sono ocra chiaro con petto striato di bruno, il ventre e il sottocoda bianchi; le ali hanno medie dimensioni, leggermente appuntite, color bruno scuro; la coda è corta e squadrata; le zampe sono gialle con tre dita rivolte in avanti e una posteriore, munita di unghia molto lunga. Non c'è dimorfismo sessuale. Le dimensioni variano da 16-19 cm di lunghezza per 32-37 cm di apertura alare ed un peso di 33-48 g.

BIOLOGIA E HABITAT: sta in campi coltivati, pascoli, zone pianeggianti in generale, campagna, prati, sia in pianura che in montagna. La specie è migratoria e nidificante in tutta l'isola. Particolarità dell'Allodola è il suo canto, lieve e armonioso, di cui è stato ispirazione per alcuni scrittori, tra cui Shakespeare, che affermò che l'Allodola fosse il "messaggero del mattino". Infatti durante la primavera e l'estate, la si può osservare mentre spicca il volo ondulato e possente verso il basso, alternato da alternato da battiti d'ala, planare a terra e risalire verso il cielo sin dalle prime luci dell'alba, canticchiando. Sul terreno è agile e saltella, ma ama stare accucciata nei posatoi sugli laberi o sui muretti. La specie è gregaria e adora stare in stormi. Si nutre di semi, germogli, foglie, in particolare della cicuta, perchè ricca di sostanze nutritive e di insetti.

RIPRODUZIONE: è una specie monogama e durante questo periodo preferisce stare da solo e non in stormi. Il maschio aiuta la femmina a costruire un nido in cavità del terreno o tra la vegetazione, dove ella depone 3-5 uova grigio-biancastre picchiettate di puntini marroni, tra Marzo e Agosto, che cova per una decina di giorni. I pulli una volta nati, dopo una decina di giorni abbandonano il nido, ma vengono nutriti comunque dalla madre per un bel pò di tempo.

MINACCE: intensificazione delle pratiche agricole, uso di pesticidi, abbandono delle aree rurali montane, attività venatoria, predatori.

STATO DI CONSERVAZIONE: specie protetta dalla Direttiva Uccelli e dalla Legge Regionale del 1998. Specie cacciabile, comune ma in netta diminuzione ovunque.

CLASSIFICAZIONE SCIENTIFICA:

  • Phylum: Chordata
  • Classe: Aves
  • Ordine: Passeriformes
  • Famiglia: Alaudidae
  • Specie: Alauda Arvensis Arvensis

NOME IN SARDO: Argiabi, axrabi, attappaditta, àlauda, argiali, calandiri, calandironi, prantaritta, allòdola.

Mi viene da sorridere al ricordo che per la nonna quel grembiule fosse il suo grande fazzoletto magico, mentre per gli altri adulti quello era semplicemente uno straccio che copriva la sua gonna, ma non sapevano di cosa era capace.
I miei occhi da bambini lo scrutavano, mentre si affacendava a proteggere le mani della nonna quando toglieva dal forno la sua torta di mele profumata, bollente, o le lasagne al ragù.
La nonna lo adorava, per lei era come un figlioletto, lo portava sempre con sè: quando faceva "su stresciu" (i piatti) e magari le suonavano il campanello, lei lo usava per asciugarsi le mani e correre ad aprire la porta; oppure mentre guardava il suo programma preferito in tv lo passava sulla mobilia per togliere via la polvere o sul tavolo per pulirlo dalle briciole del pane fatto in casa e poi andava fuori e lo sbatteva con furia e tornava pulito. Il magico grembiule nascondeva le mani della nonna, quando la sera faceva freddo per riscaldargliele e se il fuoco faceva i dispetti, lei lo agitava sopra per farlo accendere.
Ogni tanto anche a me piaceva sparire sotto il grembiule, quando giocavo con le amichette o quando non volevo che i miei genitori mi portassero via, mi nascondevo lì, con la nonna complice e nessuno mi trovava.
I suoi abiti erano sempre lindi, perchè il grembiule impediva loro di sporcarsi...mai una macchia di sugo sulla gonna!
Amavo andare con lei, mano nella mano, a cogliere le uova, ancora calde, delle sue galline. Lei con delicatezza le adagiava nel suo grembiule e dolcemente le avvolgeva. A volte ci finivano anche i pulcini, che sbattacchiando le minuscole alette saltellavano fuori dal pollaio e la nonna provvedeva a riporli nella loro casa.
Di fianco alla dimora c'era un vasto orto, dove coltivava di tutto: zucchine, peperoni, melanzane, patate, lattuga, pomodori... Usava il suo grembiule per togliere la terra prima di porre le verdure in un cesto.
Qualche volta andavo a spiare nella tasca e ci trovavo un sacco di cose: un ditale, un rocchetto, della terra, foglioline, caramelle...e addirittura un fazzoletto per il naso!
Mia nonna lo usava anche come setaccio: separava il mirto dalle foglie.
Quando si andava a raccogliere le olive e le mandorle, queste finivano nella tasca del grembiule, finchè questa non era colma sino all'orlo.
Quando cadevo, mentre giocavo e mi mettevo a piangere per le ginocchia sbucciate, la nonna arrivava e con l'angolino del suo magico grembiule mi asciugava le lacrime e mi tamponava sulla ferita e riusciva sempre a farmi tornare il sorriso.
Nei vecchi e bei tempi, la nonna agitava il grembiule per avvisare il nonno che il pranzo era in tavola e lui capiva al volo.
Quando la nonna era una mamma, imboccava la sua bimba anche col grembiule per proteggerla dal freddo e dalle intemperie, mentre tornava dai campi.
Il grembiule diventava anche un buon accomodamento de "Is Palinisi", durante il trasporto dai campi la nonna lo posizionava in testa in modo che il peso venisse ammortizzato.
I grandi non capivano, ma io si e ora che sono diventata adulta anch'io, non dimenticherò mai quel grande fazzoletto magico della nonna.

NOME SCIENTIFICO: Lullula Arborea Arborea

DESCRIZIONE: da Lulù, che significa arboricola, cioè che vive sugli alberi. Secondo le più recenti valutazioni genetiche, la sottospecie sardo-corsa Lullula Arborea Familiaris, dal 2007 non viene più ritenuta valida. Alaudide simile all'Allodola, ma leggermente più piccolo e tozzo, con testa bruno-rossiccia, striata e picchiettata di nero e di bruno scuro; la cresta è piccola e rotondeggiante; ha l'occhio con iride scura; la stra sopracciliare è crema chiaro; ha il becco sottile e giallo; le parti superiori sono brune con strie e macchie nere, con groppone e sovraccoda bruni; le parti inferiori sono bianche, con petto striato  fittamente di marrone e nero; le ali sono di media lunghezza, larghe alla base e con apice leggermente appuntito; la coda è molto corta, squadrata, color bruno scuro con punta bianca; le zampe sono carnicine con 4 dita, di cui 3 rivolte in avanti e uno indietro, con l'unghia molto lunga. Le dimensioni variano da 14-15 cm di lunghezza per 25-32 cm di apertura alare.

BIOLOGIA E HABITAT: ama i campi aperti con alberi sparsi, bordi di boschi ed oliveti, dai habitat collinari a quote di alta montagna. Probabilmente è stanziale e nidificante sull'isola. La specie è agile nel volo che lo effettua a "spirale" dal basso verso il cielo cantando, ma anche sul terreno dove riesce a correre velocemente. La sua peculiarità è il canto, dove emette note delicate e melodiose.

RIPRODUZIONE: il periodo riproduttivo ha inizio a Marzo fino ad Agosto, dove la femmina depone 3-5 uova biancastre e picchiettate di marrone in un nido costruito sul terreno o sulla vegetazione. I giovani lasciano il nido prima di saper volare.

MINACCE: abbandono di aree agricole, sfruttamento intensivo dei suoli, operazioni di mietitura e sfalcio.

STATO DI CONSERVAZIONE: specie particolarmente protetta dalla Direttiva Uccelli e dalla Legge Regionale del 1978. La specie è cacciabile, comune ma in dimunuzione.

CLASSIFICAZIONE SCIENTIFICA:

  • Phylum: Chordata
  • Classe: Aves
  • Ordine: Passeriformes
  • Famiglia: Alaudidae
  • Specie: Lullula Arborea Arborea

NOME SCIENTIFICO: Caprimulgus Europaeus

DESCRIZIONE: nelle leggende nostrane, il Succiacapre è definito come un "vampiro", ma in realtà è un uccello notturno. Ha le dimensioni di un merlo, la testa è grande, piatta e corta con il becco molto largo, molto utile per catturare le prede, circondato da peluria nella sua base; ha le zampe corte con il dito medio più lungo rispetto alle altre; il piumaggio è grigiastro con varie striature sia chiare che scure; ha ali lunghe e strette, dove il maschio presenta della macchie bianche e apice delle timoniere esterne della lunga coda sono bianchi, mentre quelle centrali sono scure e marroni. Le femmine non presentano segni distintivi particolari. Quando è in volo sembra più grosso con caratteristiche falchiforme.

BIOLOGIA E HABITAT: preferisce stare in ambienti aperti, asciutti con clima temperato dove è presente sufficiente cibo. Ama stare anche nelle brughiere, zone rocciose e sabbiose con macchia mediterranea, lecceti leggeri. Di giorno sta spesso sul terreno, con la testa e le zampe ritratte e si appiattisce tra i rami. Caccia essenzialmente durante la notte, dove si orienta con gli occhi e prende la sua preda al volo con il becco spalancato, di rado caccia dal posatoio. Si ciba di insetti notturni tra cui Lepidotteri, più grandi e dalla cuticola più morbida e i Coleotteri, più duri. Ha un volo leggero e vivace: spesso si fa trasportare dal vento, alternando con profondi battiti d'ali. Come il Gheppio, anche il Succiacapre si libra a fare lo "spirito santo". Nella parte finale del volo atterra direttamente sul tronco, come il Picchio muratore. È protagonista della tradizione popolare, dove spesso viene attribuito al potere di transitare le anime nell'aldilà. Il suo nome diviene da una credenza dei pastori, i quali, vedendole posate in mezzo alle greggi, intenti a mangiare gli insetti che circondavano gli escrementi, essi pensavano che stessero succhiando il loro latte. In realtà, la denominazione è più appropriata riguardo al fatto che le greggi attirano insetti che succhiano sangue e automaticamente attirano questi uccelli, di cui si cibano.

RIPRODUZIONE: le coppie si formano solo durante il periodo di riproduzione, in cui la femmina depone le uova su un sottosuolo privo di vegetazione e asciutto che cova per 18 giorno. Non nidificano. I giovani una volta nati volano via dopo essersi autonomizzati.

MINACCE: abbandono delle aree agricole di tipo estensivo, sviluppo urbano, abuso di pesticidi, disturbo antropico.

STATO DI CONSERVAZIONE: specie particolarmente protetta dalla Direttiva Uccelli.

CLASSIFICAZIONE SCIENTIFICA:

  • Phylum: Chordata
  • Classe: Aves
  • Ordine: Caprimulgiformes
  • Famiglia: Caprimulgidae
  • Specie: Caprimulgus Europaeus

NOME IN SARDO: Passaidrotta.

Quando San Giorgio, vescovo di Suelli, giunse nel territorio di Urzulei, era accompagnato nel suo viaggio da un frate il quale, apppena si accertò e vide che gli abitanti del paese erano venuti incontro al primate, se ne tornò verso Fonni donde era partito.Poichè pioveva a dirotto, il frate si riparò in una grotta sui monti tra Urzulei e Orgosolo.

Nella zona si trovava un pastore orgolese che pascolava il suo gregge in compagnia del figlio. Questo si esercitava nella mira con la fionda puntando sempre su bersagni diversi.
"Dove miro adesso", domandò al padre.
"Mira all'imboccatura della grotta", rispose il pastore che aveva visto il frate seduto là davanti.
Il figlio puntò e colpì nel segno e il frate stramazzò a terra morto.

Tempo dopo, passando con le pecore davanti alla grotta, il ragazzo udì una voce che diceva: "SENTENZIA....SENTENZIA....". Si guardò intorno, ma non vide nessuno. Pensò di aver sognato ad occhi aperti e proseguì il suo cammino.

L'indomani, passando davanti alla grotta, udì nuovamente la voce che ripeteva: "SENTENZIA.... SENTENZIA...". Questa volta il ragazzo ebbe paura. La voce l'aveva udita in modo distinto, pareva provenire dalla grotta. Non ebbe il coraggio di entrare e se ne tornò mogio mogio all'ovile.
Nè parlò col padre e il giorno dopo andarono insieme a perlustrare l'antro, ma questo appariva deserto, disabitato da anni e vi regnava un silenzio di tomba. Dopo aver riflettuto a lungo, il padre si convinse che la grotta doveva essere abitata da spiriti o da qualche diavolo. Aveva sentito dire che spesso questi stavano a guardia di antichi tesori. La voce poteva essere il richiamo che sentivano soltanto le persone elette; perciò disse al figlio: "Domani vai ancora davanti alla grotta e se senti dire SENTENZIA, domanda : e auve?.

Quando il ragazzo ripassò col gregge davanti a "Sa rutta 'e su para" (La grotta del frate), udì ancora la voce misteriosa, si fece coraggio e domandò: "E auve?"
"A sas portas de Casteddu", (alle porte di Cagliari), si sentì rispondere.

Qualche mese dopo padre e figlio, essendo stati citati come testimoni per un processo, si diressero a Cagliari.

Dopo un paio di giorni di camino, stanchi e affamati si fermarono presso l'ovile di un pastore loro amico e lo trovarono morto. Era stato ammazzato qualche giorno prima. Si accostarono al gregge incustodito e presero due agnelli da arrostire lungo il percorso. Perchè non facessero troppo peso tagliarono loro la testa e li misero nella bisaccia, poi ripresero la via per Cagliari.

Lungo la strada incontrarono i gendarmi che cercavano un gregge rubato. Notando la bisaccia insanguinata vollero vedere cosa c'era dentro e vi trovarono la testa di un frate.

Accusati di aver commesso il delitto furono condotti in prigione. Quando si fece il processo furono condannati alla forca e la sentenza venne eseguita "A sas portas de Casteddu!".

Pagina 2 di 50