La vite nell'Ogliastra dell Ottocento

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Lo storico Vittorio Angius nell'ottocento descriveva cosi il rapporto tra gli ogliastrini e la vite:

Sono queste la principal sorgente del lucro di questi provinciali. Il sole opera sugli aprichi lor poggi con tutta sua virtù a maturare i succhi de' grandi grappoli che incurvano i pampini; ed una semplicissima operazione dà i vini più pregievoli al commercio.

Le viti delle uve bianche sono nelle seguenti varietà; malvasia, arista, retagliau, vernaccia, fornaccina, moscatello, moscatellone, nuràgus, uva d'angeli, coierbei, albacanna, albicella, albumannu, albaparadu, corniola, culpunto, calabresa, bisini, molle, titiaca, altrimenti triga, o apesorgia, galopo: quelle dell'uve nere son dette, cannonao, girò, muristello, altrimenti merdolino, amantosu, occhio di bue, bonengia, nieddamanna, nieddacarta, borgio, rosa, titiaca nera, e alcune altre maniere meno frequenti. Il cannonao e il nuragus sono le predominanti.

Mangiasi il galopo, il girò, la nieddacarta, la calabresa, il muristello, la triga bianca e nera, l'albicella che è leggierissima, la rosa che è la più comune delle uve pensili, o di pergola, l'amantosu che è molto gradita e leggera. La triga si conserva fresca tutto l'anno, il galopo, e l'albumannu si fa appassire. Il vino comune si fa generalmente col cannonao, la vernaccia, la farnaccina, il nuragus e le uve moscatelle.

Tra i vini dell'Ogliastra pregievoli per la sostanza, per la soavità, e per altre ragioni di bontà, quei di Lanusei e di Ilbono si stimano di superior bontà; quindi quei di Gairo, sotto essi quei di Jerzu, Ulassai e Osini, in ultimo gli altri. Nel commercio i gairesi ribassano il 15 per 100 in paragone con i vini di Lanusei e Ilbono, gli altri il 40 e il 50.

L'ordinaria quantità della vendemmia è di carratelli 5680, che contengono quartare 1,704,000, risultanti dalle parziali di carratelli 1850, o quartara 555,000, nel distretto di Lanusei; di carr. 1500, o quart. 450,000, nel distretto di Barì; di carr. 1550, o quart. 465,000, nel distretto di Villapuzzo; e di carr. 780, o quart. 234,000, nel distretto di Trièi.

Di tutto questo mosto la metà si beve nel paese, un decimo si cuoce nelle caldaje per farne la sappa, che è un articolo necessario di provvista nelle famiglie, un altro decimo si brucia ne' lambicchi per acquavite, e il rimanente si pone in commercio, e vendesi o agli altri dipartimenti del regno, o all'estero, come poi si dirà.

Il terreno occupato da' vigneti è eguale a starelli 15,009 nel seguente ripartimento, pel distretto di Lanusei starelli 4,950; per quello di Barì 4,110; per quello di Villapuzzo 4,140; e per quello di Trièi 1,709.

 

Tratto da: Vittorio Angius, Città e Vilaggi della Sardegna dell'Ottocento

Letto 16428 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Settembre 2015 17:55

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