
Nell'edizione 2009 del libro dei "Guinness dei Primati" il casu marzu è stato denominato come "il formaggio più pericoloso del mondo", perchè secondo le loro affermazioni "eventuali larve rimaste e sopravissute all’azione di succhi gastrici possono provocare vomito, dolori addominali e diarrea sanguinolenta"; ma in realtà non si ha evidenza di forme patologiche o disturbi vari connessi al consumo.
A difesa de casu marzu si sono schierati in tanti, tra cui Antonio Farris docente di Microbiologia agroalimentare alla facoltà di Veterinaria dell'Università di Sassari che sull'Unione Sarda commenta cosi la vicenda: "Non capisco come si possa considerare pericoloso il nostro formaggio marcio che, se fatto come si deve, non ha mai fatto male a nessuno". Ora il casu marzu è in lizza per il marchio Dop (Denominazione di origine protetta). Dopo essere stato sdoganato nel 2004 sulla Gazzetta ufficiale, che lo aveva inserito tra i 4.006 prodotti agroalimentari tradizionali italiani (154 Made in Sardegna), il formaggio marcio è ora in attesa del riconoscimento della Comunità Europea.
Il casu marzu in Ogliastra si produce ancora secondo la tradizione. Il periodo migliore è rappresentato dai mesi primaverili ed estivi. Le pezze di pecorino vengono lasciate in locali aperti dove vengono attaccate (punte) dalla cosiddetta mosca casearia (Piophila casei) che depone le sue uova. Dopo la schiusa, le piccole larve trasformano con i loro enzimi la pasta casearia, del pecorino, in una morbida crema. La maturazione dura da tre a sei mesi. La pezza bucata viene spesso colmata di olio d'oliva, in modo da ottenere una pasta più cremosa ed omogenea, tanto da renderla spalmabile sul pane. Quando il formaggio è maturo e le larve sono notevolmente diminuite di numero, la pezza viene aperta togliendo la parte superiore (il cappello). All'interno la tipica crema dal colore giallastro e dal sapore molto particolare e pungente è pronta per essere consumata, spalmata sul pistoccu ed accompagnata da un ottimo bicchiere di cannonau.
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