
| Altitudine | 51 m s.l.m |
| Superficie | 37,53 Km2 |
| Abitanti | 3.973 (31-07-2010) |
| Densità | 105,86 ab./Km2 |
| CAP | 08042 |
| Prefisso | 0782 |
| Cod. ISTAT | 105002 |
| Cod. Catasto | A663 |
| Nome abitanti | Bariesi |
| Patrono | Beata Vergine di Monserrato |
| Festivo | 8 Settembre |
| Sindaco | Pietro Paolo Casu (29-05-2007) |
| Sito web |
L´origine del nome risale probabilmente ad epoca preromana dalla radice mesopotamica "bar" e da "abbarì" (palude). A seguito dell'unità d´Italia con il Regio Decreto n. 825 del 1862 Carlo Alberto decise di modificarne il nome in Bari Sardo, per non essere confuso con Bari di Puglia. Il paese sorge a circa 4 Km dal mare, incastonato tra le colline di "Su Planu", "Pitzu ´e Monti", e l´altopiano di "Teccu". Questa sua posizione è stata indotta dalla necessità di proteggersi dalle frequenti incursioni saracene conseguenza delle quali venne fatta erigere per decreto del Re di Spagna, intorno al XVII secolo, la Torre. L´attuale abitato deriva da un congiungimento degli antichi villaggi sorti intorno alle chiese rurali di "Sant´Antine", "San Leonardo", "Santa Cecilia" e "Santa Susanna", che ancora oggi costituiscono i quattro principali quartieri. Al centro del paese troviamo una delle più belle chiese ogliastrine e non solo: la chiesa parrocchiale della Beata Vergine di Monserrato, finita di edificare ad inizio ´700 con una facciata semplice affiancata da uno splendido campanile in stile rococò piemontese, alto 42 metri aggiunto nel 1813. Il paesaggio che si sussegue nei pressi dell'abitato è ricco di ulivi, mandorli ed una variegata macchia mediterranea. Ma ciò che colpisce di più di Bari Sardo è il ricchissimo litorale costellato da varie spiagge come quella di "Cea" caratterizzata dagli omonimi faraglioni di porfido rosso, e la lunghissima "Turri" dove si erge la torre spagnola denominata "Torre di Barì" queste due bellissime spiagge vengono interrotte dalla costa rocciosa di "Punta Niedda" che rappresenta il prolungamento a mare dell´altopiano basaltico di "Teccu" formatosi dall´eruzione di un antichissimo vulcano, la cui bocca è ancora visibile nell´altopiano. La fascia costiera prosegue verso sud con "Su mari 'e is femminas" a testimoniare che fino a svariati decenni fa il "mare degli uomini" era a sinistra della torre e quello "delle donne" a destra, altro nome di quest´ultima spiaggia è "Sa Marina", infine troviamo "Pranargia" che con le zone umide di "Tramalitzia" e "Bau Eni" rappresentano il confine con il Comune di Cardedu. La tradizione gastronomica si basa sui piatti della vita agropastorale, passando dai "Culurgionis", ad i "Mallureddus", proseguendo con il pane, dal più elaborato pani "Pani Pintau", al "Pistoccu" e "Moddissosu", a "Sa Coccoi" (una focaccia con la zucca), i formaggi, dal classico pecorino a su "Casu Ageru" la cui produzione sta assumendo sempre più rilevanza nell´economia del paese; gli arrosti allo spiedo e i vini rossi e bianchi.
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