S'Accabadora

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PRATICANTE DI EUTANASIA                                                                              Traduzione:

Isteddas a claro, furadas da e chelu,                                                                     Il chiarore di quelle stelle rubate in cielo,
abbaunzu a formas, lisco esti iscuridu,                                                                  lascian le loro impronte nel cielo scuro,
isteddos formados, innidos che velu,                                                                     eran formate e coperte dal bianco velo,
sos occos meus abaccados, furen lassidu.                                                            or avvolgono gli occhi, come un buio muro. 

Cade die, in cussa vida solu e fadigare,                                                                 Il mio vissuto, eran coperti dalla fatica,
s'esistentzia, at acabadu su camminu,                                                                  arrivo ora, al termine del lungo cammino,
amores intensos, cun dolore a lassare,                                                                 dolore, dover lasciare gli affetti di una vita,
arribada sa imposta, e alluttu su luminu.                                                                l'annuncio, or si è acceso come un lumino. 

Chircare feminas, pro faghere sa funzione,                                                            Cercare? Chi?, La donna ideale alla funzione,
in su tardu, lassau a pensare tottu s'ora,                                                               l'attesa a sera, che il mal possa andare via,
de vida, ind'abbarrada po issu s'illusione,                                                              a lui rimaneva di quella vita, solo l'illusione,
como, calau su silensiu de s'accabadora.                                                             ora è tempo, lei ha il commando dell'eutanasia. 

Intrada fude in domo, setzida dos minutos,                                                           La donna entrò, stette lì, solo pochi minuti,
omines essidos, lassande cussa istanza,                                                             gli uomini, uscirono tutti da quella stanza,
oche si serat, accrustare, e issos mutos,                                                             si sentì un urlo, loro lì ascoltavano, muti,
intarde, sos parentes, limpiare sa mattanza.                                                         poi entrati, a pulire la grazia della mattanza.

 

Storia o leggenda?

Era compito di Sa Femina Accabadora, procurare la morte a persone in agonia.

Studi approfonditi e analisi della documentazione rinvenuta presso curie e diocesi sarde e presso musei, hanno accertato la reale esistenza di questa figura.

S'Accabadora era una donna che, chiamata dai familiari del malato terminale, provvedeva ad ucciderlo ponendo fine alle sue sofferenze. Un atto pietoso nei confronti del moribondo, ma anche un atto necessario alla sopravvivenza dei parenti, soprattutto per le classi sociali meno abbienti: negli stazzi della Gallura e nei piccoli paesi lontani da un medico molti giorni a cavallo, serviva ad evitare lunghe e atroci sofferenze al malato.

Ella arrivava nella casa del moribondo sempre di notte e, dopo aver fatto uscire i familiari che l'avevano chiamata, entrava nella stanza della morte: la porta si apriva e il malato, dal suo letto d'agonia, vedeva entrare "sa femina accabadora" vestita di nero, con il viso coperto, e capiva che la sua sofferenza stava per finire.

Il malato veniva soppresso con un cuscino, oppure la donna assestava il colpo de su mazzolu provocando la morte.

S'Accabadora andava via in punta di piedi, quasi avesse compiuto una missione, ed i familiari del malato le esprimevano profonda gratitudine per il servizio reso al loro congiunto offrendole prodotti della terra.

Quasi sempre il colpo era diretto alla fronte, da cui, probabilmente, il termine Accabadora (da Acabar = terminare), che significa alla lettera dare sul capo. Su mazzolu era una sorta di bastone appositamente costruito e che si può vedere nel Museo Etnografico Galluras.

È un ramo di olivastro lungo 40 cm e largo 20, con un manico che permette un'impugnatura sicura e precisa. Su mazzolu è stato trovato nel 1981: s'Accabadora lo aveva nascosto in un muretto a secco vicino ad un vecchio stazzo che una volta era la sua casa.

In Sardegna ella ha esercitato fino a pochi decenni fa, soprattuto nella parte centro-settentrionale dell'isola. Gli ultimi episodi noti di accabbadura avvennero a Luras nel 1929 e a Orgosolo nel 1952. Oltre i casi documentati, moltissimi sono quelli affidati alla trasmissione orale e alle memorie delle famiglie. Molti ricordano un nonno o bisnonno che comunque ha avuto a che fare con la signora vestita di nero.

A Luras, in Gallura, s'Accabadora uccise un uomo di 70 anni. La donna non fu condannata e il caso fu archiviato. I carabinieri, il Procuratore del Regno di Tempio Pausania e la Chiesa furono concordi che si trattò di un gesto umanitario. Infatti tutti sapevano e tutti tacevano, nessuna condanna sembra sia stata mai perpetrata nei confronti di questa donna missionaria che si faceva carico materialmente e moralmente di porre fine alle sofferenze del malato.

La sua esistenza è sempre stata ritenuta un fatto naturale...come esisteva la levatrice che aiutava a nascere, esisteva s'Accabadora che aiutava a morire. Si dice addirittura che spesso era la stessa persona e che il suo compito si distiguesse dal colore dell'abito (nero, se portava la morte, bianco o chiaro, se doveva far nascere una vita).

Questa figura, espressione di un fenomeno socio-culturale e storico è la pratica dell'eutanasia, nei piccoli paesi rurali della Sardegna è legata al rapporto che i sardi avevano con la morte. Nella cultura sarda, non è mai esistita una vera paura di fronte agli ultimi istanti di vita dell'uomo. Si può anzi dire che i sardi avessero una propria e personale gestione nel provocare la morte.

 

Dal Libro "IN PUNT'E PEIS" di Ubaldo Lai, nato ad Osini e cresciuto in una parte della sua giovinezza a Perdasdefogu.

Contatti Ubaldo Lai:
e-mail centromilan57@gmail.com
telefono 3477057600

 

Letto 74 volte Ultima modifica il Sabato, 21 Gennaio 2017 17:09