Pischina Urthaddala e la Fata del telaio d'oro

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Nella Gola di Gorroppu viveva una bellissima fanciulla che dimorava nella dolina di Adarre. Ben pochi erano i pastori che l'avevano vista da vicino, ma chi aveva avuto la fortuna di intravederla, anche a distanza, la descriveva di una bellezza impareggiabile. La fanciulla usciva dalla sua voragine, attraversando un passaggio segreto, una specie di tunnel che portava in uno spiazzo in mezzo ad un bosco di lecci. Qui si sedeva su uno sgabello d'oro e si metteva a dipanare la lana oppure tesseva all'ombra delle piante, su un telaio anch'esso dorato.

Aveva sempre con sè un cagnolino che abbaiava per tre volte se qualcuno si accostava e a quell'avvertimento la fata ripiegava le sue cose e scompariva dentro la dolina.

Talvolta i pastori la vedevano in lontananza attraversare boschi e valli su un cavallo bianco, ma quando cercavano di rintracciarla non riuscivano nell'intento perchè le orme del suo cavallo segnavano una direzione diversa da quella in cui la bella signora, che tutti ritenevano una fata, era stata avvistata.

Una volta alcuni pastori fecero la posta per alcuni giorni consecutivi e le loro speranze non furono deluse: videro la "Jana" che, all'uscita del tunnel, girava a rovescio gli zoccoli del suo cavallo; allora capirono perchè nessuno era mai riuscito a rintracciarla.

La fanciulla, in groppa al destriero, girava per i salti del Supramonte di Orgosolo, penetrava nell'ombrosa gola di Gorroppu, si addentrava nella "Pischina 'e Urthaddala" che tutti credevano un pozzo senza fondo.

Questo suo vagabondare aveva acceso la fantasia dei giovani e tutti avrebbero voluto vederla da vicino. I più intraprendenti avevano notato, dopo lunghi appostamenti, che la ragazza, all'alba non mancava mai di mosrarsi nella zona detta S'Ascusorju.

Quivi giunta scompariva, quasi la terra l'avesse inghiottita insieme al suo cavallo e non riappariva se non dopo il tramonto del sole.

Tutti si convinsero che la Jana si inoltrasse in una grotta ove custodiva un tesoro. I mandriani avevano sempre sentito parlare di un immenso tesoro portato dall'Oriente e nascosto in quel luogo da un popolo che vi era stabilito quando furono costruiti i nuraghi.

I pastori lo avevano tanto cercato, ma le loro ricerche erano state sempre infruttuose. 

Un giorno capitò nel Supramonte un vecchio mandriano esperto di arti magiche, che in fatto di tesori la sapeva lunga. 

"Se la fata della voragine di Adarre custodisce un tesoro, voi non potrete mai trovarlo", disse ai pastori.

"Perchè mai?", chiesero questi meravigliati.

"Perchè solo chi ha l'anima pulita può trovare un tesoro che non proviene da rapina", rispose il vecchio.

"Allora ci vogliono anime innocenti...bambini...".

"Certamente solo dei bambini potrebbero venirne in possesso senza averne alcun danno".

Quando venne il bel tempo, due pastori, incuranti dello scettismo dei compagni, pensarono di portarsi all'ovile del Supramonte i figli, un maschietto e una feminuccia di sette e otto anni. Fecero loro visitare la zona de S'Ascusorgiu, perchè prendessero dimistichezza col luogo e raccomandarono ai bimbi di non temere, qualunque cosa vedessero.

"A voi che siete innocenti, nulla può far del male. Se vedete una bella signora, donatele questo agnello e questo capretto e chiedetele in compenso il telaio d'oro". 

Detto ciò i genitori si allontanarono lasciando i figli sul luogo ove si diceva che la fanciulla scomparisse. I bimbi giocavano tranquilli con le due bestiole, quando videro davanti a loro il cagnolino della Fata.

Questo non abbaiò per tre volte come era solito fare quando qualche pastore si avvicinava, ma annusò i bimbi e si mise a giocare con loro.

Ben presto comparve anche la Jana. I bimbi la guardarono ammirati: non avevano mai visto una signora così bella. Subito ricordarono i consigli dei genitori e andarono verso lei offrendole l'agnello e il capretto e domandandole il telaio d'oro.

"Il telaio non posso darvelo" rispose la Fata, "nelle vostre mani diventerebbe subito di legno. Vi darò qualcos'altro".

Scomparve per un istante e otrnò con un recipiente colmo di monete d'oro. 

"Non dovete dire a nessuno chi ve le ha date" raccomandò porgendo il recipiente.

Prese con sè l'agnello e il capretto e scomparve seguita dal cagnolino.

Da allora la Fata di Adarre non si fece più vedere. 

A lungo i pastori ispezionarono la zona attorno alla dolina e a S'Ascusorgiu, con la speranza di scorgerla, anche per un solo istante, in groppa al suo destriero bianco, o intenta a tessere sul suo telaio d'oro, ma nessuno la vide più nè sentì più abbaiare il suo cagnolino.

Letto 496 volte Ultima modifica il Giovedì, 26 Gennaio 2017 11:39

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