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    Tradizione e folklore d'Ogliastra

Piccamolas

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Efisio Mario MONNI, in arte Piccamolas, nasce intorno alla metà degli anni cinquanta a Perdasdefogu, paesino della Sardegna sud-orientale, dove vive e lavora. Da anni scrive e scolpisce per passione quando il lavoro e gli impegni familiari lo consentono. Artisticamente autodidatta, benché interessato anche ad altre forme di espressione plastica -ceramica in particolare- si è finora cimentato esclusivamente con la scultura in pietra. Ha partecipato a diverse manifestazioni in ambito locale e regionale. Di recente ha preso parte all' "Estate in Ogliastra" edizione 2007 con una personale dal titolo "Il Ciclo della sardità".

A Castelsardo, presso la "Fortezza dei Doria", dal 11 al 20 luglio 2008 ha invece presentato in anteprima "Stati d'animo", una nuova serie di lavori appena realizzati. "Stati 'animo" è stato inoltre esposto anche a Desulo nel corso della manifestazione "La montagna produce" edizione 2008. Sempre nel 2008 ha partecipato alla IV Cava di estrazione arte contemporanea tenutasi a Monteponi (Iglesias) e partecipa alla manifestazione "Pittori e scultori in Piazza del Carmine" a che si tiene a Cagliari la terza domenica di ogni mese.

Quella del "piccamolas" era un'antica professione ancora esercitata in Sardegna fino ai primi decenni del secolo scorso. Da tempo immemore, nei nostri paesi, ogni nucleo familiare provvedeva direttamente alla macinatura del grano mediante "sa mola", una rudimentale macina in basalto azionata a trazione animale. Il pane, è appena il caso di ricordarlo, era un bene molto prezioso. "Piccai", ovvero ribattere con una piccozza le parti in pietra de "sa mola" per ripristinare la rugosità necessaria a consentire la frantumazione dei chicchi, era dunque un'esigenza molto sentita. L'attività di produzione e manutenzione delle macine -in questo consisteva praticamente il lavoro del "piccamolas"- doveva avere una grande importanza nell'economia di sussistenza dell'epoca.

E' dunque probabile che fin dall'età della pietra, generazioni di "piccamolas" abbiano vagato per impervi sentieri di villaggio in villaggio, portando oltre alla loro opera anche una ventata di novità su quanto accadeva da altre parti dell'isola. Anche il "piccamolas" del terzo millennio, seguendo le orme di quello nuragico, vuole portare le proprie pietre nel villaggio globale e raccontare con esse le proprie novità. Sono storie semplici, sensazioni conosciute in altri tempi, vicende vissute in altri luoghi o forse più semplicemente gesti, quelli stessi che da sempre ci accompagnano nel vivere quotidiano.

Tecnica e materiali

I materiali utilizzati per la realizzazione di questi lavori sono le pietre di Sardegna, quelle stesse pietre che spesso affiorano in banchi caratterizzando l'aspro paesaggio della nostra isola.

Il blocco di basalto del muretto di una "tanca", il ciottolo di calcare nel greto di un torrente, l'arenaria degli altopiani erosi dal maestrale o la trachite di una vecchia cava, questa in sostanza la materia usata.

Pietre povere dunque, pietre comuni ma con un fascino particolare che si manifesta inequivocabilmente fin dai primi colpi di scalpello.

Il tipo di scultura prevalentemente adottato è il bassorilievo, sono stati comunque effettuati, con risultati apprezzabili, anche diversi lavori a tutto tondo.

La tecnica di lavorazione è quella del cosiddetto "taglio diretto"consistente nel realizzare direttamente il "soggetto" mediante asportazione della materia superflua.

In una prima fase il blocco viene sbozzato utilizzando scalpelli più o meno grossi. Talvolta, quando necessario e dove sia possibile, può essere usato anche un flessibile con disco per pietra. Solo successivamente vengono definiti i dettagli con scalpelli dal taglio più piccolo. La forma viene ulteriormente rfinita con piccoli colti di lima.

La parte da mettere in evidenza viene infine lucidata utilizzando carta abrasiva e cera d'api, allo scopo di creare il contrasto con lo sfondo, generalmente caratterizzato da una texture a grana più grossa.

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