"Su Trenu Nieddu" (Il Trenino Verde d'Ogliastra)

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Carlo Corda

La ferrovia che passava vicino alla casa di Efisio era percorsa da un treno che la gente chiamava "su trenu nieddu" per il fatto che, sia la locomotiva a carbone, sia la vettura passeggeri e i carri merci, erano talmente impregnati di fuliggine da avere un colore nero-antracite.

Il percorso di quella ferrovia costruita alla fine del 1800 iniziava nella stazione di Cagliari, in viale Bonaria e, dopo un percorso lunghissimo, dopo aver attraversato vari territori, si inerpicava in zone di montagna, penetrava in Ogliastra attraversando i territori di Sadali e Seui, raggiungeva la stazione di Lanusei e da qui, infine, puntava verso la costa orientale ed esauriva il suo percorso nel porto di Arbatax.

Era il 1952 ed Efisio, che aveva 9 anni, fu invitato dal padre, umile contadino, ad accompagnarlo in un viaggio in treno sino all'Ogliastra, per fare visita a un illustre cugino sacerdote che dirigeva un importante istituto scolastico a Lanusei. Stava albeggiando quando padre e figlio,il giorno della partenza, salirono in carrozza. Entrambi pensavano a quel viaggio come a un'avventura. Per l'occasione lui si era messo il vestito della domenica che profumava di naftalina, camicia bianca e cravatta con elastico, scarpe nere lucide come specchi. Ci teneva a far bella figura con il parente sacerdote. Per il viaggio aveva fatto preparare patate fritte e un pollo arrosto avvolti in carta oleata e un pane civraxiu.

Finalmente il capostazione ordinò la partenza, la locomotiva aumentò i suoi sbuffi, il treno si mosse con uno scossone e si avviò. Il fumo nero della ciminiera cominciò ad aumentare di intensità e a diffondersi dentro la vettura passeggeri. Presto il treno raggiunse la giusta velocità e cominciò il ritmo cadenzato delle possenti ruote di ferro sulle giunture dei binari, tum-tac, tum-tac, senza interruzione. Ormai era giorno e la ferrovia , dopo un tratto in pianura cominciò ad addentrarsi tra colline e montagne.

"Seusu intrandu in Ogliastra e de immoi innantisi su camminu esti in essida", disse il ferroviere in servizio sul treno. Il treno rallentò la velocità, la locomotiva sbuffava per la fatica vomitando dalla ciminiera una grande quantità di fumo nero. Il treno cominciò a percorrere ponti, viadotti e gallerie buie dove il macchinista azionava il fischio acuto della locomotiva e il frastuono delle ruote era assordante. Efisio era raggiante di gioia. Quando era mattino inoltrato la voce del ferroviere comunicò che il treno stava arrivando in una stazione.

"Sadali, stazione di Sadali, chini deppidi calai cumenzidi a si preparai". Salirono numerosi passeggeri, uomini e donne, vestiti in modo elegante con il tipico abbigliamento da festa, giacca e pantaloni di velluto, nelle varie tonalità del colore scuro e camicia bianca i maschi, costume tradizionale con fardetta, gibboni e muccadori con colori vivaci le donne. Erano tutti molto allegri e festanti perché erano diretti a Lanusei per la festa di Don Bosco e Maria Ausiliatrice.

Il treno riprese il suo viaggio, percorse un breve tratto in pianura e arrivò in un'altra stazione annunciata dal ferroviere con buon anticipo: "Seusu arribandu a Seui, preparaisì". Anche qui salì sulla vettura tanta gente diretta alla festa dei Salesiani. Il treno ripartì e si addentrò in mezzo ai monti coperti di foreste secolari dove il tracciato della ferrovia scompariva nascosta dalla volta compatta della vegetazione. Efisio era affascinato da questo spettacolo della natura, si spostava da un finestrino all'altro e, sporgendosi, riuscì a vedere i cinghiali in mezzo al bosco, in cielo vide volare in alto alcune aquile reali e i grandi corvi neri imperiali e seguì il volo di stormi di colombacci. In un costone illuminato dal sole riuscì a scorgere un branco di possenti mufloni maschi con le corna ricurve che proteggevano le femmine e i loro cuccioli.

In una piccola stazione in mezzo al bosco il padre potè attingere acqua freschissima in una sorgente naturale e consumarono le loro vivande con grande appetito. Era ormai fine mattina, il treno ripartì, arrivò a Gairo scalo, proseguì la sua corsa immerso nel bosco di Baccu Nieddu e, dopo una breve pianura, passò vicino ad uno spettacolare picco roccioso che uno dei passeggeri descrisse così: "Custu esti Perd'e Liana e de custu monti si contanta storias antigas, bellas e leggias".

Il treno nero continuò il suo viaggio, raggiunse le stazioni di Villagrande Strisaili e di Arzana e infine entrò nel territorio di Lanusei da dove si poteva ammirare la spettacolare immagine del territorio d'Ogliastra, sino al mare che appariva di colore blu intenso e che, in lontananza, si confondeva col colore blu del cielo.

Il viaggio di Efisio e di suo padre era ormai al termine e, poco dopo, il treno entrò nella stazione di Lanusei. Il parente sacerdote era lì che li attendeva, si salutarono calorosamente e si avviarono a piedi verso l'istituto salesiano che lui dirigeva.

Efisio e suo padre trascorsero due giorni nel paese in festa e alla fine, salutato il parente sacerdote, rifecero il viaggio di ritorno con lo stesso treno nero. Efisio conservò un ricordo entusiasmante di quel viaggio. Il tempo trascorse, "su trenu nieddu" perse di importanza nel suo ruolo di trasporto di persone e di merci soppiantato dai mezzi di trasporto su strada. Ormai era considerato antieconomico e superato.

Molti anni passarono. Efisio, ormai adulto, nel 1970 tornò in Ogliastra per lavoro e lì si stabilì con la sua famiglia. Alcuni anni dopo raggiunse la vecchia stazione di Lanusei che l'aveva accolto quando era un bambino e scoprì che tutto era rimasto come nei suoi ricordi. Tuttavia non vi arrivava più il treno nero ma un grigio locomotore a nafta con un malandato vagone passeggeri, che faceva una sola corsa al giorno e viaggiava quasi sempre vuoto. Le vecchie locomotive a carbone erano ormai fuori servizio, allineate in un binario morto di un deposito, destinate ad arrugginire. Una soltanto era stata tenuta in efficienza e le facevano compiere una corsa ogni tanto.

Colto da un forte richiamo emotivo Efisio decise di rifare il viaggio sul treno nero, lo propose alle due figlie ancora bambine e loro accettarono con entusiasmo. In quel periodo anche qualche raro turista in vacanza in Ogliastra, attratto dalle sue splendide spiagge e dal mare pulito, aveva scoperto la bellezza selvaggia delle zone interne ed era rimasto affascinato da quel treno che si inerpicava sulle montagne.

Questa volta il viaggio iniziò nella stazione di Arbatax un giorno di fine maggio. Percorso un primo tratto in pianura il tracciato della ferrovia iniziò a inerpicarsi sul costone della montagna e si addentrò in mezzo ai boschi. Alcuni turisti inglesi, affascinati dalla bellezza del paesaggio, esclamavano: "Wonderful green Sardinia, what beautiful country is Ogliastra!".

Le due bimbe indicavano con meraviglia tutto quello che le stupiva mentre il treno percorreva alti viadotti sui quali sembrava di essere sospesi nel vuoto. Efisio era immerso nei ricordi d'infanzia. Una delle bimbe si sedette accanto a lui e gli disse: "Sai papà che la recita di fine anno che stiamo preparando ha come tema La Natura? Gli scenari che stiamo preparando li abbiamo disegnati utilizzando soprattutto le varie tonalità del verde. Abbiamo disegnato anche un trenino, ed è di colore verde scuro. Ti dico che abbiamo immaginato la natura come questa che ammiriamo in questo viaggio dove tutto è verde. Anche questo treno che la gente conosce come "Il treno nero" dovrebbe chiamarsi "il treno verde" perché fa parte di questa natura e di questo paesaggio." Efisio rimase colpito da questa ingenua e spontanea espressione ed esclamò sorridendo: "Non ci ho mai pensato, ma hai perfettamente ragione, noi da ora in poi lo chiameremo " Il Trenino Verde d'Ogliastra". Per noi sarà il simbolo dell'Ogliastra e se un giorno questa meravigliosa terra avrà uno stemma questo dovrà avere al centro "il trenino verde".

 

 

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