Marco e le facce di luna

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Francesca Mezzi

Marco è un bambino sveglio.
Di quelli tanto svegli da intuire di essere fortunato, ad avere cinque anni in un mondo in cui esistono il computer e internet.
Certo, glielo dice sempre Alessandro, suo padre: “quando avevo la tua età, potevo guardare il mondo da lontano solo sui libri o alla televisione!”.
Perché è questa una delle attività preferite da Marco, guardare il mondo da lontano, soprattutto dall'alto.
La prima volta che ha potuto farlo da un aereo è stato come vedere una terra completamente nuova, lo ha sognato per notti e notti.
Ha visto cose che gli erano sempre sembrate enormi diventare piccolissime, e anche qualcosa che gli era sempre apparso piccolo sembrare più grande da lassù.
Da quando ha scoperto internet e i programmi che permettono di passeggiare su e giù per il pianeta entrando in un mosaico di fotografie scattate dai satelliti, l'espolorazione virtuale della terra è diventata una delle sue principali passioni casalinghe.
A casa chiede spesso a mamma e papà di accendere il computer per fargli guardare le cose dall'alto su internet, con le “mappe”.
Gli piace osservare i paesaggi, le campagne, le città. Gli piace pensare a cosa succede nei posti che non conosce, che sullo schermo gli sembrano tanto vicini anche quando sa che sono lontanissimi.
Gli piace cliccare sul “+” dello zoom e sbirciare tra le vie delle grandi città, muovendo il mouse un po' a caso. Ma gli piace tantissimo anche cliccare sul “-”, ancora e ancora, e vedere come cambiano i colori della terra, dell'acqua, dei boschi.
Marco è irresistibilmente curioso, come tutti i bambini.

Oggi pomeriggio piove forte e Marco è felice perché papà è a casa.

Siede vicino a lui, davanti alla scrivania dello studio. Lo osserva digitare veloce sulla tastiera, fermandosi di tanto in tanto per poi riprendere veloce come prima. Rimane in silenzio per non disturbarlo. Appena finisce gli chiede di fare un giro su internet. Il padre acconsente, sa già cosa vuole suo figlio. In un attimo il globo terrestre appare sullo schermo del computer e Alessandro cede il controllo del mouse.
Marco, che di solito ama “perlustrare” zone impervie e lontane come i Poli o l'Australia, oggi ha voglia di esplorare l'Italia.
La sua attenzione si sofferma su quella grande isola che se ne sta lì a fianco, “come una virgola sotto un punto, per prendere fiato tra una terra e un'altra”, dice Alessandro che è un medico ricercatore con una mai sopita passione per la scrittura (ravvivata spesso dalla stesura di relazioni per le sue conferenze in giro per l'Europa, ancora più spesso dall'invenzione di storie fantastiche da raccontare a Marco per farlo addormentare, quando non è fuori per lavoro).

Sardegna, si chiama. “Il padre di tuo nonno è nato e viveva lì. E' un posto bellissimo”.
Marco dice che vista così, da lontano, la terra di certe parti della Sardegna gli sembra simile a quella della luna, e ad Alessandro torna in mente una storia ascoltata quando aveva più o meno l'età di Marco per bocca del padre.
La storia dei suoi compaesani, i gairesi: le “facc' e luna”, facce di luna.
Alessandro già ha la totale attenzione del figlio, che lo fissa con occhi affamati.

A sentire la parola “luna” deve aver pensato subito a una storia fantascientifica, spaziale. Non sa cosa lo aspetta.
“A te piace tanto il formaggio, vero?” comincia Alessandro. Marco annuisce deciso e il papà continua: “Però la mamma ti dice sempre che non puoi mangiarne troppo, proprio come tante altre cose buone. Bene, senti cosa mi disse il nonno: è una storia che anche a lui raccontò suo padre e che gli anziani di quelle parti conoscono e raccontano ancora.

Pensa a tanti anni fa, quando non c'era il computer, non c'era internet, e non era così facile vedere le cose da lontano come ci divertiamo a fare noi” .
“Quanti anni fa?” chiede Marco.
“Tanti”, risponde il papà.
“Il nonno non ti ha mai detto quanti?” insiste Marco.
“No, tesoro, perché nemmeno lui lo sapeva: suo padre Domenico non ha voluto dirglielo”.
Marco decide di prendere per buona la risposta, sempre più incuriosito.
Ascolta.
Alessandro ricomincia.
“Una notte di luna piena, dalle parti di Gairo, il paese di mio nonno Domenico, che tutti chiamavano “Migu”, un gruppo di ventinove persone passò vicino a una pozza d'acqua. Lo specchio della superficie rifletteva l'immagine della luna, ma alcuni di loro pensarono che fosse una forma di formaggio nel fondo della pozza. Tanto se ne convinsero che uno di loro si buttò per prenderla. Dopo qualche lungo istante, vedendo che la forma non appariva più sul pelo dell'acqua e che il compagno non riemergeva, altri lo seguirono temendo che quello avesse trovato il formaggio e volesse mangiarlo tutto da solo. Uno si buttò, poi un altro, poi un altro ancora. Ma l'immagine riflessa della luna sull'acqua, che quelli avevano preso per formaggio, spariva ogni volta che qualcuno si buttava; come succede quando getti un sasso nel lago del parco e lo specchio del cielo con tutte le nuvole sembra svanire finché l'acqua si calma. Un altro si tuffò, poi un altro, e un altro ancora. Rimase solo uno, di ventinove che erano, e potè raccontare quello che aveva visto.”

 

Marco è attonito, guarda il papà con aria indecisa: si sente un po' triste ma anche fiero.

Triste perché non sa che fine hanno fatto quei ventotto e in fondo preferisce non chiederlo.

Fiero perché, anche se non l'ha mai conosciuto, è sicuro come solo un bambino di cinque anni può essere che la storia delle facce di luna l'abbia raccontata per primo il suo bisnonno Migu. Restano entrambi in silenzio per un po'.
Alessandro guarda il figlio con un leggero sorriso.
Marco prende di nuovo il mouse e continua la sua esplorazione.
“Papà, cerchi il paese dei nonni? Dici che è questo? Intorno c'è anche tanto verde, sembra così bello...che ti ricordi? Racconta...”

Letto 1058 volte Ultima modifica il Mercoledì, 12 Dicembre 2012 22:37