Fiaba dell'agnello a due teste

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di

Manuelle Mureddu

 

Non tutte le fiabe iniziano nella stessa maniera e non tutte le vite sono uguali.

Mamma dice sempre che centu concas, centu berritas, ma duus concas? Che poi il protagonista di questa storia non porta berritas e teste non ne ha mica cento, non sarebbe normale. Ne ha solo due. Eja, due teste. Come? Dici che non è normale?
Leggi la storia, poi ne parliamo.

 

Agnello-a-due-teste

 

Tanto tempo fa, tipo l'anno scorso, in un luogo lontano lontano, tipo casa tua, viveva un agnello. Era molto carino, simpatico e sapeva fare pure le divisioni. Cosa aveva di speciale allora questo animale rispetto ai tanti altri ovini della zona? Ecco, questo agnello aveva due teste.

Avere due teste non è semplice. Se devi andare a un pranzo di gala ti serviranno due cappelli a cilindro, se hai voglia di un bastoncino di liquirizia dovrai comprarne due e se hai sete ti serviranno due bicchieri. Ma fin qui niente di impossibile. Il vero problema è che l'agnello, chiamato da tutti Agnello a due teste, ha anche due cervelli. Sì, due. E ognuno pensa per se. E, in genere, i due cervelli hanno idee contrastanti.

-Mi piace l'erba di montagna!-
dice la prima testa
-Molto meglio quella di collina!-
ribatte la seconda.
Ma il corpo è uno e bisogna scegliere dove andare, e ogni volta è un problema.
Tra le erbette alte e basse e i passaggi sotto i lecci, capitava spesso di incontrare gli uomini. Erano alti e forti, avevano una sola testa portavano delle strane cose addosso.
-Che cosa bizzarra, guarda con cosa si coprono!-
-Tu non sei un agnello, sei una capra! Lo sanno tutti che gli umani si vestono con pantaloni, giacche e maglioni! Mica hanno la fortuna di avere la lana come noi!-

È così l'agnello a due teste aveva un nuovo passatempo preferito: studiare i vestiti degli umani! Conosceva tutti i tagli dei giubbotti, le camicie e i calzoni, persino le scarpe.
Un bel giorno, trottola trottola, il nostro si ritrovò tra colline e pianure che mai aveva veduto. Non erano lontane da casa, anzi erano vicinissime, ma non c'era mai andato per paura. Le leggende su quel luogo si perdevano nella notte dei tempi, che per un agnello equivale a un paio d'anni prima. Era il caso, certo, ma anche la curiosità a spingerlo verso quei salti. E fu lì che tutto cambiò.

Una enorme libellula ruggiva nell'aria. Urlava di dolore, dolore di parto. Le ali erano enormi, alla sua ombra avrebbe potuto riposare un intero gregge. Dal suo corpo luminoso sbucavano fuori enormi bestioni verdi dalle teste lucide che, appena atterrati, lasciavano urla e con lunghi bastoni neri si lanciavano all'inseguimento di non si sa cosa, tra gli schizzi dell'acqua marina e le contorte radici del ginepro.

Fu così che l'agnello a due teste e due cervelli venne a conoscenza dell'esistenza dei mostri. Conoscenza superficiale, perché il resto glielo avrebbe spiegato il secondo spavento della giornata.
-WOOF WOOF-
Sì, era latrato di cane quello che proveniva dagli alberi. All'inizio solo suono, poi ombra e infine carne. Poi di nuovo voce:
-Cosa fai lì! È pericoloso! Torna tra gli alberi subito, agnello a due teste!-

Fidarsi di un cane che spunta fuori da un bosco... dico, c'è qualcosa di più stupido? Ma a volte persino l'Idra, che pure aveva nove teste non ne usava nessuna, figuratevi il povero agnello che si fiondò tra i cespugli del cisto seguendo, passo passo, l'enorme bestia canina.
Arrivati al centro del bosco il cane si fermò. Era un vecchio mastino di Àrtzana e, un tempo, doveva essere stato una bestia bellissima. Gli anni avevano lasciato i segni su quella carena, segnata da troppe battaglie e troppi inverni.
-Hai rischiato grosso uscendo dal bosco, sei forse ammattito?-
-Beh, ora che ci penso, anche stando qui con un enorme mastino famelico non sono esattamente al sicuro!-
-Non dire fesserie, io non mangio agnelli a due teste.-
-E ci credo, io sono un essere mitologico. Ma dimmi, cosa ci fa un cane di Artzana così lontano da casa?-
-Siamo tutti ogliastrini no? Senti, ma chi ti ha convinto di essere una figura mitologica?-
-Vecchio cane, hai mai visto prima un agnello a due teste? Io sono una divinità, come Giano bifronte!"
-Certo, e io sono il cerbero del Salto di Quirra! Cavolo, devo procurarmi altre due teste... Senti un po', seguimi, ho da mostrarti una cosa.-

Ancora due chilometri. Saltare tra radici e macchia, tra pietre e ruscelli, due chilometri. Il paradiso degli uccelli e delle lepri, due chilometri ancora per poi giungere al luogo. E il luogo è una caverna, dove il mastino è di casa. Entrano, la caverna è un bunker, con porte di pietra e tende di foglie, corridoi bui con angoli acuti finché non arrivano alla stanza. Così la chiama lui, la stanza.

La stanza è piena di foto, mappe. Il cane parla, spiega. Non è una libellula, è un elicottero e quegli esseri verdi sono esseri umani, vestiti di verde. Militari si chiamano.
E cosa fanno? Sparano. A chi sparano? A nessuno, si addestrano, provano le armi. E chi muore?
Perché, dice una delle teste dell'agnello, quando si usano armi qualcuno muore sempre.
Ecco, chi muore?

-Il mistero sta nel come muori e nel perché- dice il cane
-Se corri molto alzi polvere, ma quella polvere poi cade giù, sulla terra. Le armi portano polvere magica di morte, che vola anche se non corri e non si posa mai. E ti entra dentro e, quando ti va bene, ti uccide. Va nell'acqua che bevi, nell'erba che mangi. Di più. Va nei figli che cresci.-
L'agnello ora non sta bene, suda, da tutte e due le teste. Ha paura.
-È la verità quella che temi. È sapere che tua madre è morta perché i mostri l'hanno avvelenata. E da quel veleno sei nato tu, anzi voi, che siete in due. Ecco chi è che muore.-

Questa volta i chilometri sono dieci, quindici. Corsa sfrenata, corsa di paura quella dell'agnello a due teste. La verità è una scure che recide l'albero a colpi secchi, prima che la linfa grondi come sangue. I quattro occhi dell'animale guardano due punti diversi e corrono verso l'ignoto, verso lo scherzo di essere figli del male.
No.
Tu puoi scegliere, ha detto il cane. Sei vuoi essere un mito, vivi la tua mitologia.
E la storia finisce così, senza una fine precisa. Senza una morale, senza un vincitore.

Ed è per questo che noi narriamo la sua storia, anche se non la conoscete. Una storia d'Ogliastra di oggi, che domani sarà mito. Scegliete voi.
Scegliete se i vostri figli dovranno scoprirla di nascosto, perché poi è a voi che verranno a chiedere conto.
Oppure scegliete di raccontare la storia di una terra che era un cuore pulsante di giganti e principesse, di banditi e di scimitarre, di Giudici, Re, marchesi e conti. E alla fine la storia di una terra avvelenata dalla follia umana, di una terra che fa morire chi è vivo e fa nascere morto.
Lo so, non è una storia che fa ridere. È una storia a due teste. Come l'agnello, che non ha ancora deciso da che parte guardare. Da che parte stare.
Scrivi tu il nuovo mito di Ogliastra, sii oggi l'antenato illustre dei tuoi nipoti.

Dimmi... ti piace di più il magico bosco e il mare delle principesse e dei nuragici o preferisci la libellula assassina? Quella che partorisce i mostri verdi. Che poi non sono mostri, ma sono esseri umani, come me e come te.
Ma che fanno paura.

 

 

Letto 1304 volte Ultima modifica il Mercoledì, 12 Dicembre 2012 23:19