Il Battesimo

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Agostina Usai

 

Cecilia, la mattina della domenica delle palme, aveva preparato il ripieno per i "culurgionis". Gli avrebbe completati con i dischetti di pasta fresca chiusi con le dita sottili e abituate fin da ragazzina a configurare una spiga di grano perfetta.

<<Mi sembra che arrivi qualcuno, sento dei passi salire per le scale>> disse Angela, la sorella maggiore <<sembra un passo d'uomo>> continuò.

Cecilia si affacciò alla porta e vide che effettivamente un uomo giovane veniva su per le scale. Egli alzò lo sguardo, gli occhi nerissimi brillavano ridenti.

<<Buongiorno Cecilia, scusa il disturbo ma devo chiederti un grande favore.>>

<<Ciao Francesco, entra, accomodati>> rispose la ragazza. Egli entrò e si sedette. Cecilia conosceva bene il giovane fin da bambina ma ancor più da quando aveva sposato Anna, la sua migliore amica.

<<Anna ha insistito così tanto perché venissi adesso, è impaziente di avere la tua risposta.>> Il giovane tamburellava con le dita sul tavolo guardando Cecilia la quale aspettava che spiegasse di che tipo di favore avessero bisogno. Anna lo aveva reso padre di un bellissimo maschietto da appena una settimana ed egli sprizzava felicità da tutti i pori.

<<Sai com'è l'usanza da noi, il bimbo ha già una settimana e dobbiamo battezzarlo. Saremo molto onorati se volessi essere tu la madrina. Speriamo entrambi che tu accetti.>>

Cecilia si commosse a tal punto che non riuscì a parlare e gli occhi le si riempirono di lacrime. Francesco la guardava con aria interrogativa.

<<Si, mi piacerebbe tantissimo, ma dimmi, chi è il padrino prescelto?>> Rispose.

<<E' mio fratello Carlo, spero non ti dispiaccia>> disse Francesco.

Carlo le piaceva ma secondo lei si dava troppe arie. Era pur vero che era proprio bello con quegli occhi nerissimi come i ricci capelli. Ma da un po’ di tempo quando la incontrava le strizzava l'occhio come se fossero complici di chissà che. A Cecilia quel far l'occhiolino dava sui nervi. Ci vedeva una forma di presunzione e di arroganza "Chi crede di essere, il padrone del mondo?" Pensava ogni volta. Adesso questo fatto del battesimo la metteva in crisi, però Carlo piaceva a molte ragazze e l'occhiolino oltre che ad infastidirla poteva anche lusingarla. Ma con lei, aveva intenzioni serie o voleva soltanto giocare?

<<Francè, dammi qualche giorno per decidere poi ti farò sapere.>>

Francesco si alzò e si accomiatò con una stretta di mano.

Angela accolse Cecilia sorridente, era pervasa da una sorta di rispetto particolarissimo e la ragazza capì che aveva origliato. Arrossì, si sedette e provò a spiegare che non era pronta ad accettare quell'onere.

<<Ti rendi conto che per il bimbo dovrei essere una seconda madre? No, è troppo impegnativo, non ce la faccio.>>

Ma il pensiero era un altro: Carlo. L'idea di trovarselo vicino le faceva uno strano effetto. L'occhiolino la scombussolava alquanto e si stizziva al punto che avrebbe voluto schiaffeggiarlo. Però era proprio un bel ragazzo, pensava, ed allora la stizza era stranamente rivolta verso se stessa.

I genitori messi al corrente espressero il loro entusiasmo e iniziarono subito a considerare le spese per l'abito di Cecilia a per "sa strina" (il regalo) da fare al piccolo.

La ragazza dovette rassegnarsi ad accettare.

<<Andremo insieme a scegliere l'anello più bello che c'è. Lo merita perché è il primo e speriamo che ce ne siano altri perché quella che ti capita è una cosa bellissima ed il rifiutare senza un valido motivo è peccato mortale>> diceva la madre mettendo in evidenza l'importanza che la società dava al sacramento del battesimo.

Il battesimo si doveva svolgere il prima possibile e dopo una settimana dalla richiesta di Francesco, tutto era già pronto.

Le parenti prossime di Anna avevano preparato per il festeggiamento: "is pistoccus, is amarettus e su gattou", (tipici dolci comuni a buona parte della Sardegna) ed anche due varietà di liquore.

Una cuginetta di Francesco avrebbe portato il bimbo in braccio; un'altra ragazzina avrebbe portato il lungo cero ornato dal nastro bianco, quest'ultimo doveva essere rigorosamente largo sette centimetri e lungo non meno di un metro, il cero doveva donarlo il padrino mentre il nastro doveva essere dono della madrina; una seconda ragazzina avrebbe portato il recipiente con l'acqua calda da mischiare a quella del fonte battesimale.

La mattina della domenica dopo Pasqua Cecilia mandò il nastro bianco per ornare il cero a casa di Anna e Francesco i suoi prossimi compari di San Giovanni (quello era l'appellativo dato ai padrini e ai genitori riferito al biblico Battista). Cecilia se ne stava di fronte allo specchio provando l'abito e le scarpe nuove. Vedeva il suo viso pulito con lo sguardo dolce dei suoi occhi chiari e mentre si osservava alla sua immagine si sovrappose il volto bruno di Carlo. "Che cosa fai a casa mia? Cosa fai nei miei pensieri?" Il suo volto tornò in superficie facendo annegare per un attimo l'altro che un secondo dopo riemerse.

<<Uffa, uffa. Vai via! Ma chi ti vuole!>> Disse a voce alta la ragazza e Angela dall'altra stanza chiese:

<<Che hai detto?>>

<<Niente, non ho detto niente>> rispose Cecilia.

Nel tardo pomeriggio si recò a casa di Anna. Carlo era già presente e nel vederla arrivare gli si illuminarono gli occhi e sfacciatamente e velocemente strizzò l'occhio destro. Cecilia non se lo aspettava e pensando che egli avrebbe meritato un sonoro ceffone si lasciò sfuggire una piccola smorfia di disgusto. Il ragazzo arrossì violentemente e divenne tristissimo.

La giovane madre baciò il piccolo e con frasi di circostanza lo raccomandò a Cecilia, si asciugò una lacrima e disse:

<<Andate in buon'ora>>.

Il piccolo corteo si incamminò verso la chiesa di S. Maria Maddalena. Tutti osservavano il piccolo corteo composto da Francesco, dai padrini, dal piccolo e dalle tre ragazzine. Compiti, avanzavano vestiti a festa tra gli sguardi curiosi dei vicini. Presto si sparse la voce tra i passanti: <<Est passandu unu battiari>> (sta passando un battesimo). Mentre osservavano il contegno del corteo mandavano al bambino un augurio speciale: <<Siada in bon'ora>> (che sia venuto in buon'ora).

Il prete officiò il Sacramento con perizia. Egli pronunciava le domande di rito e tutti diligentemente rispondevano. Carlo a un certo punto si distrasse. Il sacerdote gli rivolse per due volte la stessa domanda ed allora Cecilia con un sorriso, gli toccò delicatamente una mano. Egli riprese coraggio e mandò anche allora il solito messaggio: un'energica strizzatina d'occhio. "Continui a fare il discolo" pensava Cecilia, ma qualcosa era cambiato: la voglia di piazzargli in faccia un ceffone era diventata voglia di baci. Era bastato poco e si era innamorata.

Il suo sguardo dolce portò Carlo ad una confusione totale, egli sbagliava e ritardava le risposte che la cerimonia richiedeva ma aveva il cuore che gli scoppiava di gioia, mentre Cecilia tratteneva a stento qualche risatina.

Uscirono dalla chiesa e si diressero verso la casa di Francesco. Gruppi di bambini andavano dietro al padrino gridando la solita tiritera:

<<Battiari sciuttu sfunda buxaccas.>> (Battesimo asciutto sfonda tasche). Era la solita provocazione per costringere il padrino a gettare dei soldini in aria in senso propiziatorio per il piccolo appena battezzato. Carlo felicissimo affondava le mani nelle tasche e lanciava per aria tante monetine che i bambini in fretta raccoglievano. Intanto Cecilia rispondeva, anche lei felice, alle frasi augurali delle persone che incontravano:

<<Siada begniu in ora bona. Bona furtuna tengada.>> (Sia arrivato in tempo buono. Che abbia una buona sorte).

E lei sorridendo ringraziava:

<<Deus bollada!>> ( Dio voglia).

Alla fine del tragitto Carlo trovò il modo di sussurrarle all'orecchio: <<Sabato manderò mio padre dal tuo. Ti prego non rimandarmelo a casa con la zucca del diniego.>>

Ma il sorriso di lei faceva presagire ben altra conclusione.

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