Nicolau e la Perda de Liana

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di

Giovanna Dessi

 

Nicolau suda e ansima, si è già pentito per la decisione presa in un momento di euforia anche se la notte precedente gli era parsa l’idea più avventurosa che avesse avuto da alcuni anni a quella parte.

Non si sente molto portato per le escursioni in montagna Nicolau. Non gli piace marciare nè portare scarpe troppo pesanti che gli danno i calli.

Sin da bambino ha evitato le battute di caccia con suo padre e i suoi zii, affidandosi al buon senso delle zie che lo coccolavano, in modo vergognoso. E poi a lui non interessa, neppure ora, ammazzare in generale non importa se si tratta di spaventosi cinghiali o volatili inquietanti.

Divenuto più grande ha cercato di esporre al babbo il suo punto di vista sulla caccia, sui pantaloni di velluto in piena estate, sugli scarponi in cuoio duro e sul formaggio acido, ma suo padre oltre a non voler intendere, pare non capire proprio.

Nicolau ama il posto dove vive, ben collocato alle pendici di vere montagne, le uniche dell’isola. Le altre della regione non sono che grandi colline comparate per esempio con Le Alpi. Circondato da variegata vegetazione che segna il ciclo delle stagioni in modo suggestivo; cieli limpidi e cibo sano. Certo vi sono due o tre cose che cambierebbe volentieri, però tutto sommato non può lamentarsi.

La sera prima ha letto un autore sardo di cui ora non ricorda neppure il nome, era italianeggiante, questo sì lo ricorda bene. Chissà se conviene dare retta a questi antro-psico-socio-etno-ologi che da lontano arrivano a scrivere discorsi sui sardi e sulla Sardegna. A lui, comunque il libro è sembrato ben scritto. Gli è piaciuto.

Parla di leggende sarde. Quella che ha attirato la sua attenzione racconta della ‘Perda de Liana’ e l’autore spiega che dietro le leggende vi è sempre un fondo di verità che va tenuto in conto. Lui conosce il detto: ‘a Perdaliana quello che vuoi ti danno’ e ancora quanto si dice su colui che improvvisamente diviene ricco: ‘o ha vinto alla lotteria oppure è stato a Perdaliana’. Certo non ha nessuna prova. Non conosce nessuno che vi sia andato. Però neppure qualcuno che vi sia andato senza niente ottenere.

Nicolau passa la notte a rigirarsi nel letto.

Non si sente particolarmente religioso. Certo, è stato sottoposto ai sacramenti come ogni seuese che si rispetti ma in realtà, lui, trova i preti inquietanti.

“Infine” si dice “questa fantomatica anima potrebbe essere un’invenzione bella e buona della chiesa per manipolare la mia coscienza e di conseguenza la mia vita. Non esiste prova alcuna che esista”.

Dopo le scuole obbligatorie Nicolau si era ritrovato a casa senza alcunchè da fare. Qualche lavoretto in un bar del paese durante l’estate quando i turisti scoprivano che là faceva fresco mentre il resto dell’isola soffocava nell’afa. Non aveva nessuna intenzione di apprendere un lavoro tradizionale, come suggeriva suo nonno, quali: contadino, calzolaio, pastore o ‘allevatore’ come lo definiva suo padre. Gli parevano lavori faticosi e tristi. Non si sarebbe certo arricchito in quella maniera. Nicolau sognava un’auto veloce, moderna e comoda che gli permettesse di attraversare l’isola in poche ore; una casa nel centro storico con il balconcino in ferro battuto nel quale Leonora, la ragazza più bella del paese, avrebbe goduto del brusìo felice del centro. Quale lavoro avrebbe voluto fare Nicolau non lo sapeva. Al calar della sera si fece dare un passaggio da un amico fino al sentiero per il Tònneri e armato di torcia e viveri si immerse tra corbezzoli e lentisco, nauseato dall’odore di piscio di gatto emanato dagli asfodeli.

Arriva alla base del tacco, graffiato dai rovi e stanco da morire. La bellezza selvaggia del luogo è perfettamente in tono con quanto si appresta a compiere. Fa un giro attorno alla rocca e ne osserva le larghe fessure. Qualcuno là in mezzo ha rinvenuto dei tesori, delle monete antiche, lo ha letto sul web.

Piazzò la sua piccola tenda da spiaggia tra i rami bassi di una fillirea e si apprestò a passare la notte alla frasca. La luna era sorta da poco e non succedeva niente. Annoiato Nicolau mangiò tutti i panini che aveva e bevve due birre sottratte alla dispensa familiare.

Leggermente alticcio e ipnotizzato dal frusciare degli alberi non si accorge neppure di chiudere gli occhi.

Lo sveglia un tintinnìo che pare avvicinarsi.

Quando apre gli occhi la prima cosa che vede è una strana scena. Un bizzarro personaggio mezzo nudo, alto quanto una quercia gira in cerchio a pochi metri da lui. Tiene un asino per la cavezza e legato sui fianchi un grosso sacco che tintinna pesantemente. Incredibilmente l’uomo ha delle piccole corna sul capo e al posto dei piedi degli zoccoli da caprone scalpicciano sulla roccia.

“Un diavolo?” Si dice Nicolau facendosi indietro tra i rami sperando di non essere notato. Delle luci improvvise attirano altrove la sua attenzione. Diversi esseri, grandi quanto grossi colombi, svolazzavano attorno alla Perda.

“Le streghe!” Sente un brivido di eccitazione mescolarsi alla paura. Una delle fessure della Perda proietta una luce fluorescente e, da questa le streghe vanno e vengono bagnate della stessa innaturale luminosità. Paiono grosse lucciole.

Nicolau non crede ai propri occhi. Si da un forte pizzicotto per verificare che non stia sognando ma non ha il tempo di valutarne l’effetto. Una di quelle cose svolazzanti e luminose si posiziona a due centimetri dal suo viso. È orripilante. Una minuscola e orribile vecchia dal naso adunco e gli occhi infossati che lo fissa di sbieco.

‘Toh! Un uomo’ Sibila l’essere con voce di bimba che male si accompagna al volto rugoso.

In un attimo è circondato da creature conturbati che prendono a svolazzargli intorno e a strappargli dalla testa dei capelli che usano a mo’ di frusta sulla sua faccia.

“Cosa sei venuto a cercare qui?” Chiede una di loro con tale vocetta infantile che da i brividi.

“Ma non lo sai che questa è la porta dell’inferno?” Dice un’altra.

“Lo sai tu com’è fatto l’inferno?” Ridacchia in modo orribile un’altra ancora, mostrando l’interno della bocca oscuro e senza denti in cui una lingua rosea e sottile come quella di una serpe si agita veloce.

Tutte le streghe presero a ridere e le loro bocche si deformarono divenendo troppo grandi per quei visetti incapaci di contenerle.

“Mi trovi bella?” chiede una delle mostruose creature che in un attimo è cresciuta e ora mostra un bellissimo corpo di fanciulla mentre il viso è rimasto lo stesso: agghiacciante.

“S-ss-ì” Risponde atterrito Nicolau.

La strega inizia a danzare attorno a lui fluttuando nell’aria.

“Allora dimmi, bel giovane, quale ricchezza desideri in cambio della tua anima?”

“Denaro, molto denaro. Quanto ne può entrare in una casa.” Risponde in un soffio il ragazzo.

L’essere inizia a ridere, ridere, ridere Il corpo è sospeso e le membra scomposte quasi tirate da fili invisibili di un burattinaio. Ride a crepapelle con una sonorità agghiacciante.

Un attimo dopo smette di botto e si volta.

La strega ha il viso di Leonora!

Il gigante che tiene l’asino smette di ruotare e gli si avvicina facendo tintinnare il sacco che porta sui fianchi. In una mano tiene una pergamena e nell’altra una piuma enorme che stilla di rosso. Gliele porge e sorride mostrando l’orribile bocca senza denti e senza lingua.

Nicolau trema visibilmente nel tendere la mano, si fa coraggio afferra la piuma e in un gesto conciso e velocissimo appone la firma sulla pergamena. Il gigante coi piedi da caprone pare felice e inizia a danzare attorno alla rocca, le streghe lo seguono lasciando una scia luminescente dietro di loro.

Nicolau si torce le mani nervosamente. Non sa che fare. Ha paura.

“Cosa ho fatto mai?” Si chiede.

Il suo cervello inizia a fibrillare come stesse per andare in corto circuito. Improvvisamente inizia a muovere i piedi e dandosi alla corsa raggiunge il gigante, gli strappa la pergamena dalle mani e corre sul sentiero.

Non rammenta la preghiera per liberarsi di quei demòni. Corre Nicolau, corre senza neppure distinguere chiaramente il sentiero.

È un attimo. La caduta arriva inarrestabile e imprevedibile. Sente un sordo suono e poi il niente.

È là, lungo il sentiero per Perda de Liana che viene svegliato all’alba della mattina seguente da un capraro della zona.

Ha del sangue rappreso su una tempia e la testa gli duole.

Un uomo anziano lo osserva curioso e sorridente, pare avere già visto mille volte scene del genere. Nicolau diviene rosso come un peperone, lo stesso colore delle sue mani irritate e piene di vesciche che ancora serrano delle grosse ortiche avvizzite.

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