La morte sul ventre

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Stefano Aranginu

 

- Si tratta di degenerazioni del corpo luteo, ciò che rimane residuo da ogni uovo che viene espulso ad ogni ovulazione. Cisti. A volte diventano più grandi delle stesse ovaie. Non è possibile asportarle perché sono, come dire: attaccate. Dovranno operarti per una asportazione dell'utero. Mi dispiace. Mi dispiace tanto.

Il dottor Monni conosceva Giuseppina Depau da quando era poco più di una bambina. Ora, lei aveva trentadue anni. Il medico si ricordò che Giuseppina aveva una sorella, più piccola di un anno, ma in quel momento, gli sfuggiva il nome.

Aveva una sorella.

Giuseppina si rivestì con calma. Ringraziò il medico, per quel senso di umanità e delicatezza con cui aveva espresso quella sentenza di non nascita: il ventre di Giuseppina non avrebbe potuto essere la casa fetale dei suoi figli, come tanto speravano, lei e suo marito.

Giuseppina uscì dallo studio. Era inverno. Nubi grigie oscuravano il cielo. La donna cominciò a correre, nel freddo e pungente gelo di quel piccolo paese, Gairo, dove era nata e dove viveva. Mentre correva, pensò a quante cose erano cambiate, da quindici anni a questa parte: l'elettricità, il riscaldamento, la televisione, le automobili ormai ovunque, quello strano macchinario con cui aveva avuto a che fare all'ospedale di Lanusei, che mostrava più sentimenti del ginecologo che la visitò. Giuseppina pensò a quali mali si nascondevano nel suo ventre. Cosa c'era. Cosa non ci sarebbe più stato. Cosa non avrebbe mai potuto esserci. Si dirigeva verso un posto ben preciso. La sua non era una corsa folle e disperata: priva di uno scopo. Sapeva benissimo dove si stava recando. Un posto dimenticato dal tempo e della memoria, che all'improvviso le si scagliò addosso con tutti quei ricordi sepolti, affogati nell'acqua gelida di un inverno di quindici anni fa. Sfumature di oblio dentro il liquido plumbeo e purissimo, nel fondo di una verità che toccava, accasciandosi sul fondo di ciottoli, il suo cuore stanco. Erano pesanti, quei ricordi, che si unirono al resto di ciò che pensava: due vite che non avrebbero potuto mai congiungersi, l'una dentro l'altra. La tragica notizia da dare al marito. L'inverno. Il gelo. Le urla. I ricordi.

I ricordi.

Sepolti sott'acqua. Ma ancora vivi.

La famiglia Depau abitava da generazioni a Gairo. Il Padre, Sebastiano Depau, prese in moglie una compaesana, Filomena Angius, umile donna figlia di contadini. Dopo due anni di matrimonio diede alla luce Giuseppina e, un anno più tardi, Susanna Depau. Presso la famiglia, vigeva un odio che sprofondava le proprie radici fin dai loro avi, nei confronti di un'altra famiglia, quella dei Lorrai, che fortunatamente abitavano dall'altra parte del paese. Ormai nessuno sapeva più le ragioni di tanto risentimento, ragioni che nemmeno le stesse famiglie ricordavano più, ma la faida continuava senza tregua e negli anni aveva portato sfregi, morti, vendette. Susanna Depau, cresciuta fin da piccola con l'idea di rinnegare Satana e i Lorrai, in una mattina di primavera, cambiò idea. Sui Lorrai.

Federico Lorrai aveva la stessa età di Susanna, ma si incontrarono la prima volta solo quando avevano entrambi sedici anni. Si incrociarono mentre passeggiavano per le strade di Gairo. Gli sguardi si trasformarono presto in sorrisi. I sorrisi divennero parole. Le parole, si espansero in abbracci e baci. Riuscirono a tenere nascosto il loro amore per quasi un anno, incontrandosi solitamente ai piedi della cascata del rio Sarcerei, non molto lontano dal paese, che offriva un riparo sicuro e buio in alcuni antri che Federico Lorrai cercò in nome dell'amore celato, in quell'estate umida di baci e acqua purissima.

Nel novembre successivo, durante una notte non troppo fredda, Giuseppina udì la sorella più piccola piangere e disperarsi.

-Sorella mia, per quale motivo stai piangendo?

Susanna in lacrime accese un lume di candela, e mostrò alla sorella un panno. Pulito. La sorella maggiore comprese subito che Susanna piangeva il mancato mestruo.

- Domani ci recheremo dal dottor Monnu, e vedrai, si risolverà questa cosa!

- No, non c'è bisogno di andare da lui, so già quello che mi sta accadendo... E' il secondo mese ormai che non ho più il mestruo... Sorella mia, porto dentro me un fardello troppo pesante, se babbo lo scoprisse mi ucciderebbe di botte, e ucciderebbe anche lui...

- Cosa dici?

- Prima prometti che quanto ti dirò rimarrà per sempre un segreto, che nessuno verrà mai a saperlo... - Susanna prese per entrambe le mani la sorella, implorante, disperata.

- Che Iddio mi maledica, se non manterrò la mia promessa.

- Da un anno a questa parte, mi incontro con Federico Lorrai...

- Vuoi dire che... - Giuseppina si portò una mano alla bocca. Non poteva crederci. Il padre davvero l'avrebbe ammazzata di botte, se avesse scoperto una cosa simile. Ne sarebbe andato dell'onore di tutta la famiglia.

- Shhhh!, arriva qualcuno!

Le due sorelle spensero di gran fretta il lume, e si misero nuovamente sotto le coperte. La madre delle due, sentendo delle voci, si recò nella camera per comprendere meglio. Vedendo le sue due amate figlie addormentate, tornò a coricarsi pure lei. Susanna, cercò di addormentarsi, trovando nel buio e nel silenzio una serenità inaspettata. Giuseppina, al contrario non dormì. Per tutta la notte pensieri e buio le tennero compagnia, fino a quando l'alba accarezzò il mondo, e illuminò la mente di Giuseppina sul da farsi.

In una mattina di dicembre, le due sorelle furono mandate a raccogliere delle fascine di legna. Proprio quella mattina, Susanna aveva appuntamento con Federico, ai piedi della cascata del rio Sarcerei. Il suo amato, però, avrebbe dovuto aspettare l'arrivo di Susanna, impegnata con la legna. Le due sorelle si diressero in prossimità del dirupo del rio. L'aria fresca e il sole che baciava il volto di Susanna, le fecero dimenticare per un istante i suoi pensieri. Quando la ragazza finì di preparare la fascina di legna, chiese aiuto alla sorella per issarla sopra il capo. Giuseppina si avvicinò a lei. La osservò come se di fronte avesse una bestia immonda. Nei suoi occhi era visibile un disgusto mai apparso prima. Senza esitare un attimo di più, spinse la sorella giù dal dirupo, che per la stanchezza e la debolezza non fu capace di opporre alcuna resistenza.

Giuseppina, mentre scendeva verso valle, udì un urlo atroce, quasi gutturale, proveniente dai piedi della cascata, e corse subito ad osservare.

Incontrò il corpo della sorella, dilaniato, deturpato, freddo, sanguinante, avvolto nelle braccia disperate di Federico Lorrai. Il ragazzo si accorse dopo alcuni minuti della presenza di Giuseppina, che lo osservava con disgusto. Guardando il volto di Giuseppina, comprese immediatamente. Comprese i sospetti della sorella, di quanto gli confessò tempo addietro. Quello strano silenzio di tutta la famiglia riguardo la faccenda, quasi a far calmare le acque. Ora, Federico capiva ogni cosa. Posò sulla terra il corpo privo di vita di Susanna. Si avvicinò a Giuseppina, tanto che lei poteva ascoltare il suo respiro. Sapeva che il ragazzo, l'avrebbe potuta strangolare con una sola mano. Forse Giuseppina non aspettava altro. Sussurrò qualcosa all'orecchio di lei.

- Che Iddio ti maledica, Giuseppina Depau. Che tu possa avere le pietre nel tuo ventre, e la tua stirpe possa morire con te. Non ti uccido solo perché sono uomo, e non bestia, come bestie sono quei pazzi della mia famiglia e della tua, più preoccupati ad uccidersi tra di loro, che non a trovare accordo per chissà quale torto di cui nessuno ha più memoria. Che Iddio possa privarti dell'unico scopo per cui donna sei nata.

Il primogenito dei Lorrai si diresse verso il corpo di Susanna. Lo prese a sé per poi gettarlo nell'acqua. Si mise seduto ad osservare la cascata, imitandola, nel suo pianto.

Giuseppina non si lasciò impressionare da quelle parole. Sapeva di aver fatto il bene della sua stirpe. Mentre si girò per andarsene, un brivido le percorse la schiena. Senza spiegazione alcuna, cominciò a correre.

Letto 1515 volte Ultima modifica il Martedì, 11 Dicembre 2012 14:08